DOGE ANDREA CONTAR INI. 157 e dovere i veneziani o farsi ebrei o abbandonarla ; però doversi il castello consegnare. Esso bailo stava per rassegnarsi, quando il presidio del castello ed i cittadini, senza di lui saputa, unitisi colle ciurme delle galee, dato di piglio alle armi e gridando S. Marco, occuparono il castello, si dichiararono indipendenti ed elessero lui, Muazzo, a lor capitano ; ed egli, pel minor male, credette bene di accettare e di far loro giurare fedeltà a Venezia. Dichiara non volere con tal suo agire esser ribelle alla patria ; avere operato a buon fine ; tenere il castello a disposizione della Signoria; non doversi fidare dei genovesi; rimette copia dei n. 122 e 125. Data a Tenedo. 124. — 1381, ind. V, Gennaio 14. — c. 57 (59). — Giovanni Muazzo bailo e capitano veneto a Tenedo, al doge. Esposto come sia stato eletto dal popolo di quel-l’isola a governatore, dichiara di avere accettato e giurato di difenderla contro chiunque, perchè non cada nelle mani dei genovesi e per la conservazione del commercio veneto in Levante. Chiede perdono del fatto; ma si dice pronto a respingere colla forza ogni nemico (v. n. 123 e 125). Data a Tenedo. 125. — (1382), ind. V, Gennaio 14. — c. 57 (59) t.° — Giovanni Muazzo al conte di Savoia. Narra i fatti esposti nel n. 123, e prega il conte di fare in modo che Tenedo non sia data ai genovesi, nè sia smantellato quel castello, dichiarandosi pronto a governar l’isola in nome del conte medesimo (v. n. 81). Data a Tenedo. 126. — 1382, ind. V, Gennaio 18. — c. 114 (117). — In seguito a negoziazioni passate, per iniziativa di Pietro vescovo di Corone, da Maiotto Coccarelli bailo imperiale in Acaia, e da Pietro detto Bordo di S. Superano capitano in quel principato con Paolo Marcello e Michele Steno castellani veneti a Corone e Mo-done ; il bailo e il capitano predetti, anche a nome di Bernardo de Varvassa capitano imperiale nel principato medesimo, e Stefano Ziera procuratore dei castellani mentovati (v. allegato) pattuiscono : Sarà perpetua pace ed amicizia fra i predetti reggenti il principato e le loro milizie (compagnia) ed i veneziani, i quali tratteranno gli abitanti dell’ Acaia da buoni vicini come in passato ; i danni dati fino ad ora ai veneziani e ai loro sudditi saranno compensati ; per l’avvenire, rispetto ai danni recatisi scambievolmente fra i sudditi dei contraenti, si procederà all’ amichevole per via di diritto. Il vescovo di Corone è nominato arbitro per giudicare dei danni dati dalle dette milizie. Fatto in Andrussa. — Testimoni : i nobili Giovanni de Ham, Lorenzo de Salastanca e Giovanni di Spoleta membri della compagnia predetta, Benedetto de’ Contraversi da Cotrone e Lodovico di Stefano Ziera. Allegato: 1381, ind. V, Gennaio 16. — I castellani veneti nominati qui sopra, danno facoltà a Stefano Ziera loro cancelliere di negoziare e concludere come sopra colla mediazione del vescovo di Corone. Data a Corone.