DOGE : TOMASO MOCENÌGO. 377 tate in Acri contro i veneziani, i quali siano ben trattati in quella città, secondo gli antichi privilegi. Possano i medesimi nei loro viaggi portar seco senza contrasto ciò che è necessario pel vitto. Dato come il n. 209. Segue nota avere ottenuto gli ambasciatori di più : che i veneziani possano fermarsi ed abitare in qualunque luogo dei domini del sultano a loro talento, e che mai siano costretti a fare acquisti di spezierie. 211. — 1415, ind. V, Novembre 8. — c. Ili t.° — Ducale che comunica a Paolo Guinigi signore di Lucca, e nobile cittadino di Venezia, deliberazione del Maggior Consiglio, colla quale si accoglie la istanza da lui fatta, per mezzo di Marino Caravello procuratore di S. Marco, di poter collocare a frutto, sia nella camera degl’ imprestiti, sia in quella del frumento, capitali per 25 a 50 mila ducati, a condizione che niuno mai possa per ragione alcuna toccare, far toccare, sottoporre a sequestro o ad altri atti esecutori giuridici i capitali stessi senza consenso del Guinigi o dei suoi eredi, salvo i cittadini e sudditi originari di Venezia in seguito a sentenza dei tribunali veneti. Ciò perchè sia in ogni evento riservato il suo avere al detto signore. Data nel palazzo ducale di Venezia. 212. — 1415, ind. Vili, Novembre 14. — c. 189. — Avendo la Signoria prestato 12,000 ducati d’oro a Pandolfo Malatesta signore di Brescia, Bergamo ecc., Giovanni del fu Marco de’Savini da Venezia procuratore di: Francesco Torelli dottor di leggi, Giovanni Guidacci, Antonio Mugni, Paolo di mastro Pietro, Antonio Gui-doli, Guido Rodolfi, Nicolò di Pietro del signor Nicola, Simone Rezia, ser Iacopo di ser Pietro, Giovanni Gozoli, Giovanni di Pietro, Pietro Restitucci (o Rusticucci), Vita di Domenico, Tadiolo Celli e Borgogorio Pucielli, consiglieri e rappresentanti il comune di Fano (procura in atti di Giuliano di ser Vanni di Domenico) dichiara a Francesco Foscari del fu Nicolò, procuratore del doge e del -comune di Venezia, stare il detto comune ed i predetti cittadini di Fano mallevadori che il Malatesta pagherà, entro l’Agosto del 1416, ducati 5700 del predetto suo debito. Fatto nella cancelleria ducale di Venezia. — Testimoni: Pietro Maceta cancelliere del cav. Martino di Faenza, Francesco Beaciani, Davide di Iacopo e Cristoforo de Zeno not. ducale. — Atti Pietro Negro. 1416, Marzo 27. — V. 1409, Settembre 23, n. 96. 213. — 1416, Maggio 7. — c. 215 (214). — Alfonso re di Aragona, Valenza, Sicilia, Maiorca, Sardegna, Corsica, conte di Barcellona, duca d’Atene e Nau-patto, conte di Roussillon e Cerdagne, a Giovanni duca di Pennafiel e Mont-blanc viceré, ed a tutti gli ufficiali regi in Sicilia. Ordina che sia risarcito il danno dato in Catania alla Signoria e ad alcuni cittadini di Venezia, i quali avendo, sulla fede di un salvocondotto rilasciato dal comune di Catania col consenso di Bianca vedova di Martino già re di Sicilia, spedito colà Nicolò Orsato con nave di Salva- COMMEMOKIALI, TOMO III. 48