Lo stesso giorno capitassimo in Padova havendo a Meza Via ritrovato il signor procuratore Mocenigo, mio genero, il quale mi attendeva colà con la Signora Chiara mia figliola i quali colà mi attendevano, et montati insieme in burchiello capitassimo lo stesso giorno alle sette hore in Venetia. Il sabbato mi fermai in casa, così concertato dai Signori Eccellentissimi del Quarantuno, et la domenica susseguente feci l’ingresso a Palazzo, che fu certo pomposo, e fatte le solite funtioni mi ritirai nelle mie stanze; che poi il lunedì calai ili chiesa di S. Marco, e fatte le solite cerimonie in essa fui condotto al solito in piazza gettando il denaro, ove con gran moltitudine di popolo soddisfeci con abbondanza d’oro et argento, di oro et argento (sic) che furon duemila ducati in circa, all’antico uso della Repubblica.... ». Come fosse ben voluto ed amato lo dimostra quanto scrive di lui il Saint Didier, che visse a Venezia durante il suo dogado. « La nature l’avait doué d’une si grande doucer d’esprit, d’une affabilité si charmante et d’un exterieur si noble et si majestueux qu’il s’attiroit éaglement l’amour et la vénération de la Noblesse et du peuple; les jeunes gentilshommes était surtout si touchez de son mérité, que je leur ay plusiurs fois ouy dire tout haut en le considérant dans les fonctions publiques: L’é adorabile quel vechio ». Nei primi dieci anni del suo dogado infuriò più che mai la guerra contro i Turchi, che terminò infaustamente per Venezia con la perdita di quasi tutta l’isola di Candia, ma nei seguenti regnò la pace ed in mezzo ad essa la morte lo colse, il 26 gennaio 1675, dopo essere stato infermo a letto diciotto mesi per paralisi di metà del corpo. Aveva allora novantuno anni ed era il decano dei veneti patrizi. Si racconta che quando riceveva gli ambasciatori in quello stato fosse solito dire che stava meglio e che sperava rivederli presto in Collegio. Lasciò, oltre al figlio Giulio, che prese in moglie Maria Giustinian del ramo di S. Barnaba detto dalle Budella d’oro, due figlie. Una di queste, a nome Chiara, sposò Alvise Mocenigo,. 258 -