portato attorno alla piazza, denaro al popolo e poco ne gettarono i tre nipoti che stavano con lui, cagionando un gran malumore, che provocò zuffe con lancio di palle di neve di cui alcuna arrivò fino a lui. Il suo dogado fu turbato dalla grande contesa con la Corte ro-mana, incominciata sotto il suo antecessore e culminata col famoso Interdetto, che terminò con la vittoria di Venezia specialmente per merito suo e del grande servita Paolo Sarpi, consultore della Repubblica. Molte molestie continuarono ad apportare gli Uscocchi a Ve-nezia, prodromi della guerra, che scoppiò più tardi con l’Austria. Fu uno dei principi di Venezia più ossequienti ai propri doveri. Si dice che sempre sia intervenuto alle riunioni del Maggior Consiglio, del Senato e del Consiglio dei Dieci, eccezion fatta per i giorni di malattia. Molto spesso, a differenza di altri dogi, prendeva la parola e sempre molto a proposito e brillantemente esponeva il suo pensiero. Il cangiato metodo di vita e l’impegno con cui adempiva ai doveri della sua eminente posizione logorarono tanto la sua fibra, che non ritenendosi più atto ad adempierli pensava di abdicare. A ciò si aggiunse una malattia che lo afflisse sei mesi prima della sua morte e dalla quale mai si ristabilì del tutto. Così avvenne che mentre faceva forza a se stesso, nella mattinata del 16 luglio 1612, dopo aver perorato in Collegio con più calore del solito, appena tornato nel suo appartamento fu preso da deliquio, durante il quale spirò. Vi fu invece chi disse che fosse morto in seguito ad un alterco avuto col fratello Nicolò. Certo è che il 2 febbraio del detto anno, durante la visita alla chiesa di S. Maria Formosa, ebbe luogo una dimostrazione popolare contro di lui, in cui gli fu rinfacciata la splendidezza del suo predecessore, col grido « Viva il doge Grimani padre dei poveri », che molto lo accorò e depresse tanto che si era prefisso di non più intervenire ad alcuna processione. Ne conseguì che il popolo non avendolo visto a quella del Redentore andò mormorando che « verrà giorno in cui vorrà andare in chiesa e non 210 -