COMMEMORI ALI, LIBRO XIII. pelto a Badia ; — decretano : è riconosciuto il diritto del comune di Padova e consorti di costruire e mantenere il mentovato argine o chiuderne le rotte, come pure quelle dell’argine del Budel del Lovo. Quest’ ultimo, e la Rotta Sabbadina e le altre dal Budel del Lovo verso le parti inferiori sul territorio asserto suo dal marchese, restino aperte, dovendosi conservare nello stato presente l'alveo del Budel. Le rotte all’ ingiù del Budel restino abbandonate alle vicende naturali, e ciò tanto per le presenti come per quelle che l’Adige facesse in avvenire. La palata e la booa accennate staranno e si manterranno nelle condizioni prescritte dalla sentenza surricordata e dai decreti ducali finora emanati. Salvi in tutto i diritti dei litiganti e d’altri. Pronunziato presenti: Giovanni dalle Fornaci dottor di leggi consigliere, e Pietro de Girondi segretario, oratori del marchese d’Este, e Paolo de’ Dotti dottore in ambe ed Ubertino da Grompo dottor di leggi, oratori del comune di Padova ; tutti consenzienti in quanto spetta ai rispettivi mandanti. Fatto nel palazzo ducale nella stanza d’udienza del doge. — Testimoni: Giandomenico dal Ferro ed Ulisse Aleotti notai ducali. — Atti Pietro Enzo e Luigi della Rosa. — 1437, Ottobre 6. — V. 1440, Gennaio 7 (m. v.), n. 108. 29. — 1437, ind. I, Ottobre 17. — c. 35." — Il doge, per deliberazione della Signoria e del consiglio investe a titolo di feudo il conte Trussardo di Caleppio e discendenti legittimi del luogo e della valle di questo nome nel territorio di Bergamo con tutti i diritti inerenti, nonché dei beni che furono del ribelle Mercato di Adrara ; riservata la giurisdizione criminale ai rettori di Bergamo ; a condizione che non possano abitare nei detti feudi persone che non lo potrebbero se quei luoghi fossero immediatamente soggetti alla Signoria, che questa possa usare degli abitanti come degli altri suoi sudditi, che vi si osservino le prescrizioni generali relative al sale. Il conte giura fedeltà, e promette di pagare ogni anno alla chiesa di S. Marco di Venezia nella festa del titolare due doppieri di cera di libre 10 l’uno. Fatto nella sala delle due nappe, del palazzo ducale di Venezia. — Testimoni il cancellier grande e i segretari ducali Pietro Enzo e Girolamo de Nicola. — Atti Giandomenico dal Ferro. 30. — 1437, ind. I, Novembre 1. — c. 5. — Ducale con cui si ratifica ed approva la rinnovazione n. 26 stipulata da Marco Dandolo ambasciatore veneto col-l’imperatore Sigismondo. Data nel palazzo ducale di Venezia. 31. — 1437, ind. XV, Dicembre 15. — c. 31 — Condotta di Cristoforo (de’ Mau-ruzzi) da Tolentino capitano d’armi (rappresentato da Giovanni di Angelo de’ Fran-cescucci da Tolentino abate di S. Nicolò di Verziano fuor di Brescia, procura in atti di Gaspare del fu Domenico Guardi da Lardano contado di Firenze) ai servigi di Venezia con 600 e fino a 700 cavalieri e 200 fanti, per un anno, e 6 mesi