DOGE : FRANCESCO FOSCARI. 117 89. — 1428, Agosto 9. — c. 50 t.° — Annotazione che fu concessa esenzione simile alla riferita al n. 82 al comune e agli uomini ili Gussola. 90. — 1428, ind. VI, Agosto 23. — c. 57. — Il doge fa sapere che ad istanza di Antonio e Cecco Guastafamigli (de Guaslafamilìis), fu ai medesimi confermata la donazione fatta loro dal. conte di Carmagnola, e già confermata dal duca di Milano con privilegio 12 Agosto 1419, del luogo di Morengo con tutti i diritti e giurisdizioni. Aggiunge elle i Guastafamigli rinunziarono ai beni di Giovanni de' Guardi, donati loro col mentovato privilegio, il quale resta annullato in questo particolare. Data nel palazzo ducale di Venezia. 91. — 1128, Settembre 8. — c. G3. — Sigismondo re dei Romani, d'Ungheria, Boemia, Dalmazia, Croazia ecc., fa sapere di avere concluso con Marco Dandolo rappresentante il doge, la Signoria e il comune di Venezia, una tregua durevole a tutto Aprile 1129, e come nell' Allegato del n. 92. Data a llìed diocesi di Csanad. — Controfirmato Gaspare Schlick. — 1428, Settembre 28. — V. 1428, Novembre 2, n. 92. 92. — 1428, ind. VII, Novembre 2. — c. 58. — Il doge a Sigismondo re dei Romani, d’ Ungheria e di Boemia. Ratifica 1’ allegato. Data nel palazzo ducale di Venezia. Allegato: 1428, Settembre 8. — Marco Dandolo ambasciatore e procuratore del doge e del comune di Venezia dichiara che a finire le discordie e la guerra con Sigismondo, e per poter negoziare stabile pace, concluse (colla mediazione di Pietro Guicciardini ambasciatore di Firenze, e consenzienti i baroni del regno d’ Ungheria) col medesimo re una tregua da oggi a tutto Aprile venturo. Durante la stessa il re non molesterà nò permetterà siano molestati Venezia, i suoi possedimenti, cittadini e sudditi dovunque sieno ; ed altrettanto farà questa verso di quello. Il re promise con sue patenti di osservare tal tregua, e il Dandolo a sua volta promette che il doge la ratificherà prima del venturo Natale. Dato a llied diocesi di Csanad (v. n. 91). 93. — 1428, ind. VI, Dicembre 6. — c, 29. — Nicolò Cardinale di S. Croco fa sapere . Sorte, dopo la pace n 15, alcune differenze fra la Signoria veneta e il duca di Milano su certi luoghi dei territori di Bergamo e di Cremona, la decisione delle quali spetta a lui, nè potendo egli, dopo gli ultimi eventi, partirsi di Bologna per recarsi sui luoghi, licenziò i rappresentanti d' ambe le parti, riservandosi richiamarli a tempo opportuno, ed ordinando a quelle di non fare per ora novità, ma lasciare le cose come sono. Dati a Ferrara.