DOGE : FRANCESCO FOSCAR1. 307 l’Adda; i loro oratori in Venezia potranno alloggiare ove vorranno. Circa il chiesto pagamento di 1. 351, s. 10 irap. per biade e vino forniti da Mozzanica ai soldati dei connestabili Redolio e Ronatesta da Bergamo e Gotifredo da Lovere al tempo che Francesco Sforza capitan generale tenne quella terra, sarà provveduto a tempo opportuno. Data come il n. 314. (1) Deve essere un errore del trascrittore, invece di Mozzanica. 317. — 1446, Gennaio 1 (m. v.) — c. 206 t.° — Ducale al capitano di Cara-vaggio e al commissario della Ghiara d’Adda. Ad istanza di Cristoforo de’ Gisleni, e di Vaschino e Jacopo De’Sacchi di Mozzanica, fu concesso ai medesimi di continuare a tenere in affitto una possessione e cascine di Azione Secco detta di Asola alle condizioni portate dal relativo ¡strumento di locazione. 318. — 1447, ind. X, Gennaio 9. — c. 193. — Investitura data dal doge a Michele degli Attendoli conte ecc. nelle persone dei di lui procuratori (v. n. 310) del castello e luogo di Castelfranco con tutte le sue dipendenze e ragioni, a titolo di feudo nobile trasmissibile ai discendenti maschi legittimi; il qual feudo fu dodonato all' Attendoli in premio dei suoi buoni servigi. Il feudatario non darà asilo a persone che non potrebbero abitare sulle terre concessegli se fossero sotto l’immediata giurisdizione della Signoria ; la quale potrà adoperarne gli abitanti come gli altri sudditi; i detti abitanti acquisteranno il sale necessario ai magazzini dello stato, e pagheranno a questo i dazi e le collette come gli altri sudditi. Il feudatario manderà ogn’ anno alla chiesa di S. Marco di Venezia un cero di libre 10. Fatto nel palazzo ducale di Venezia, in sala delle due nappe. — Testimoni : Leone di Delfino Veniero e Jacopo di Andrea Suriano, savi agli ordini, il cancellier grande e tre segretari ducali. — Atti Davide Tedaldini. 319. — 1417, Luglio 18. — c. 199. — Bolla piccola di Nicolò V papa a Lorenzo (Giustiniani) vescovo di Castello. Avendo saputo come infierendo la peste in Venezia, molti sacerdoti e medici, per timore del male, negavano 1’ assistenza ai colpiti, concede a tutti coloro che visiteranno e cureranno gl’ infermi quaranta giorni d’indulgenza per ciascun giorno impiegato nella pia opera, ed indulgenza plenaria a quelli che esercitandola contraessero il male e ne morissero. Data a Roma presso S. Pietro. — Sottoscritta : Biondo, e alla registrazione Ja. de’ Rizzoni. 320. — 1447, Settembre 22. — c. 199. — Brano di lettera di Zaccaria Trevisano, ambasciatore a Boma, al doge : nell’ affare delle parrocchie vacanti in Venezia, il papa gli disse non potersi la S. Sede privare di alcun diritto, ma che durante il suo pontificato non confermerà alcun pievano di Venezia che non sia eletto dai rispettivi clero e popolo parrocchiani ed approvato dal vescovo di Castello. — Si nota che 1’ originale fu risposto nello scabcllo del circospetto segretario Bertuccio Negro.