DOGE ; FRANCESCO FOSCARt. 263 fra le dette parti e i rispettivi alleati, fautori ecc. Il duca restituirà a Venezia, entro 25 giorni, Bergamo, Brescia, Cremona, Verona e Padova e tutti i luoghi da queste dipendenti, nonché tutti gli altri che quella possedeva al tempo della pace di Ferrara (v. n. 183 del lib. XII). Al duca rimarrà quanto possedeva di pien diritto alla stessa epoca (ciò rispetto a Venezia), compresi i luoghi detti la Torretta di Trezzo ; i luoghi che avesse perduto gli saranno restituiti dalla Signoria entro il suaccennato termine. Il corso dell’Adda resterà per intiero al duca, e sarà confine fra i due stati, fatta facoltà ai sudditi veneti della sponda di usarne le acque per bevanda, ma non per estrarne canali. Gianfrancesco Gonzaga marchese di Mantova restituirà entro 25 giorni Porto, Legnago e sue dipendenze come pure tutte le parti che tenesse dei territori di Verona e di Padova posseduti da Venezia prima eh’ ei le movesse guerra. Peschiera rimarrà a Venezia. Questa restituirà al marchese quanto gli avesse occupato, nell’ ultima guerra, nel territorio mantovano e nel Bresciano, trattone Lonato e suo distretto e le ville del distretto di Asola. I cittadini e sudditi d’esso marchese sono redintegrati in tutti i diritti e beni che tenavano nei domini di Venezia, toltine i confiscati e venduti legittimamente, e i beni dei ribelli e banditi da quella ; e così i sudditi ed aderenti a Venezia pei domini del marchese ; il quale resterà collegato ed aderente della Signoria. Luigi del Verme restituirà entro 25 giorni a Venezia le terre e fortilizi di Nogarole nel Veronese e di Castelbaldo nel Padovano, e tutto ciò che tenesse in quelle due provincie, salvi, dopo la restituzione, i di lui diritti. Cosi pure Guido Manfredi signore di Faenza restituirà a Venezia il castello di Russi nel distretto di Bavenna, e tutto ciò che le avesse tolto dopo la pace di Ferrara. Il duca di Milano lascierà in libertà, entro otto giorni, il condottiere Michele Gritti. Venezia restituirà, entro 28 giorni, tutte le terre occupato ai conti d’Arco dall' Adige ad Arco, eccettuate Penede, Nago e Torbole e loro dipendenze. Rimarranno alla stessa i beni che furono di Marcabruno di Beseno, di Guglielmo di Lizzana e degli altri Castelbarco, i quali potranno aderire a quella delle parti che lor piacerà. Riva di Trento resterà pure a Venezia, la quale restituirà ad Alessandro di Mazovia yescovo di Trento tutti i beni stabili fra 1’ Adige e il lago di Garda toltigli dopo 1’ ultima pace. I capitali che il monastero di S. Chiara di Pavia e le chiese della Misericordia e della cattedrale di Milano tengono investiti in Venezia in prestiti pubblici, saranno conservati alle medesime, la Signoria ne corrisponderà gl' interessi arretrati se lo stimerà dovuto. Guido Manfredi suddetto restituirà, entro 28 giorni, a Firenze i luoghi e castelli di Modigliana, Oriolo, Montesacco e tutte le altre terre da lui occupatele dopo il principio della guerra; altrettanto farà la seconda verso il primo pei luoghi occupatigli, trattane Dovadola. Il Duca non dovrà immischiarsi negli affari dei paesi al di là della Magra e del Panaro verso la Toscana e la Romagna, trattone il caso che alcuno offendesse Siena e suoi collegati ed aderenti, alla quale e ai quali potrà portar soccorso anche Firenze se fossero offesi dal duca. Firenze non s’immischierà negli affari dei paesi oltre i detti fiumi verso la Lombardia, toltone il caso di soccorsi ai veneziani o ai genovesi, se avesse lega con essi. Pontremoli, Val di Taro, Varese (Ligure) e tutte le terre occupate dal duca e dai suoi ai Fieschi restino al duca di