DOGE : FRANCESCO FOSCARI. 50 a lui (e recante il bastone di maresciallo della patria del Friuli é nella destra il suo vessillo bianco-rosso, accompagnato dai suoi vassalli portanti il vessillo rosso), dà ad esso conte, rappresentante anche il proprio fratello Mainardo, l’investitura di tutti i feudi già conferiti dalla chiesa di Aquileia in Friuli alla casa di Gorizia; e il conte presta il giuramento di fedeltà. Fatto nella piazza di S. Marco in Venezia. — Testimoni: Nicolò marchese d’Este, Palla Strozzi e Giovanni de’ Medici ambasciatori del comune di Firenze, Andreasio Giustiniani, Marino Cocco, Vitale Miani, Francesco Loredano, Lodovico Storiato e Daniele Vitturi, consiglieri del doge, Benedetto Morosini, Marino Giorgio e Marco Cappello capi della quarantia, Marco Dandolo, Silvestro Morosini, Francesco Barbarigo e Giovanni Caresini. Segue la descrizione del cerimoniale usato nella funzione. 1749, Maggio 6. — Annotazione in margine, che fu estratta copia dell’atto d’investitura. — Firmato Francesco Zon segretario. 171. — 1424, ind II, Novembre 11. — c. 120 (118). — Condizioni della condotta di Urbano da Pisa ai servigi di Venezia con 30 lancie, a cominciare dal venturo Gennaio, con facoltà alla Signoria di mandarlo a Zara, non prima della metà di Marzo; la condotta durerà 6 mesi con 6 di rispetto. Fatto nel palazzo ducale di Venezia. — Testimoni: il cancelliere grande, Cristoforo de Zeno, Pietro Enzo e Iacopo di Michele. — Atti di Luca figlio di Giacomo Allierii not. imp. e scriv. due. 172. — 1424, ind. IV. (sic) Novembre 13. — c. 121 (119) t.° — Condotta di Antoniuccio de’ Camponischi da Aquila, conte di Montorio, rappresentato dal suo cancelliere (v. n. 166), ai servigi di Venezia con 200 lancie computata la sua, e 100 fanti. Avrà, tosto prestata conveniente malleveria, 50 ducati, per lancia di prestanza, ed altri 10 fattala mostra; pei fanti due. 1000. In Padova, Vicenza e Treviso riceverà due. 12 il mese per lancia, in Friuli 10, e a Verona 13, pagando l’onoranza di S. Marco. Entro otto di dal suo ingresso nello Stato farà la mostra ed entro altri 8 rimpiazzerà le mancanze di uomini e di cavalli. Fatta la detta mostra, comincerà a godere il soldo del quale gli sarà pagata la metà fino al rimborso della prestanza. Pagherà la solita decima del guadagno che farà in guerra. Sarà nel territorio veneto un mese dopo avuta la prestanza. Servirà per un anno e 6 mesi, o invece di questi avrà un anno di rispetto ad arbitrio della Signoria. Avrà la proprietà di quanto prenderà in guerra, le terre, luoghi e munizioni saranno della Signoria; così pure i principi e loro figli e fratelli, e i ribelli di quella; consegnerà alla stessa, se li volesse, i capi portanti bastone verso metà del riscatto. Ubbidirà a quanto gli sarà commesso in fatto di guerra dai rappresentanti della Signoria. Farà mensilmente la mostra ove gli sarà indicato. Entro sei giorni rimpiazzerà i soldati morti, o mancanti, e i famigli entro tre, senza perdere soldo. Non farà inganni facendo comparire un uomo o un cavallo notato in due diverge lancie, nè presterà uomini ad altri condottieri. Il condottiere sarà mallevadore pei suoi soldati, e questi per quello e