DOGE: ANDREA DANDOLO. 195 396. — (1351), ind. V, Settembre 20. — c. 190 (201) t.° — Il doge al bailo e ai consiglieri di Negroponte. Rimette loro copia dei documenti riferiti ai n. 289 e 397, e ordina che facciano istruire diligente processo intorno al fatto davanti alla curia del patriarca di Costantinopoli, cercando di aver testimonianze specialmente da per-* sone non soggette alla giurisdizione veneziana e rimettendo poi il tutto alla Signoria coi sigilli del patriarca stesso. Questo e quanto fu già loro ordinato relativamente all’ affare di Raimondo Muntaner (v. n. 375) eseguiscano sollecitamente. 397. — (1351), Settembre 26. — c. 197 (202). — Il doge al re d’ Aragona. Credeva sufficienti le giustificazioni già fatte a sopir 1’ affare del Gomarelli ; ma quest’ ultimo gli presentò la lettera n. 289. Trova di rispondervi ripetendo quanto disse nel n. 140. Prega il re di fare che i suoi sudditi si astengano da novità a danno dei veneziani. Procurerà intanto di fornir prove della vanità delle pretese del Go* marelli, avendo ordinato l’istruzione di rigoroso processo (v. n. 396). Segue nota che fu scritto nello stesso senso ai giurati di Maiorca (v. libro VI* 22 Gennaio 1358). 398. — 1351, Settembre 30. — c. 197 (202) t.° — Dispaccio di Giovanni Gra-denigo ambasciatore veneto in Aragona al doge. Accusa lettere ducali del 12, trasmessegli da Francesco Morosini ambasciatore alla S. Sede per mezzo del corriere Malatestino, con notizie della difesa di Negroponte contro i genovesi, e dell’ invito del papa di spedirgli legati per negoziare là pace fra Venezia e Genova, ed altre. Partecipò il tutto al re, che ringrazia della comunicazione delle trattative coll’ arcivescovo di Milano e col papa. Il re non crede opportùno l’invio di nuovi oratori alla S. Sede ; ne dice le ragioni. Mandò già tre ambasciatori, i quali indagheranno 1’ animo del papa; Lo stesso re desidera F unione della sua flotta colla veneziana per battere vigorosamente i nemici, e si congratula pel fatto di Negroponte. A Cagliari vi sono tre galee règie, una in Maiorca ed una in Iviza armate da lungo tempo. Parla di movimenti fatti da navi regie in Rarcellona, Valenza, Tortosa, Tarragona (v. n. 387 e 400). 399. — 1351, ind. IV, Ottobre 5. — c, 207 (212) t.° — Quitanza fatta da Michele vescovo di Barcellona per fiorini d’oro di Firenze 5400, pagatigli come al n. 394, a saldo della somma accennata al n.,391. Fatto ed atti come al n. 394. — Testimoni : Guglielmo Guasch canonico di Lérida, Michele di Martino Portinario di Siviglia famigliari del vescovo, Uguccione de’ Marcoaldi da Varignano bolognese (v. n. 418). 400. — (1351), Ottobre 24. — c. 198 (203). — Rolla piccola di papa Clemente VI al doge e al comune di Venezia. Deplora la guerra di questa con Genova, procurò più volte in vano di ricondurre la pace, e pensò ora d’inviare a tale scopo ai due belligeranti Fortunerio patriarca di Grado. Voglia Venezia ascoltarne le esortazioni e le proposte (v. 398 e 403). Data a Villeneuve les Avignons, anno 10 del pontificato (IX hai. Nov.J■. Vi Raynaldus, Ann eccl., VI, 540.