268 COMMEMORIALI, LIBRO V. 260. — 1357, ind. X, Settembre 5. — c. 112 (111). — Il procuratore del tesoriere generale pontifìcio in Italia confessa di aver ricevuto da Nicolò di Lorenzo procuratore della veneta Signoria la somma accennata nel n. 258. Fatto in Fano (?) nella casa del priore di S. Leonardo. — Testimoni: Baldo di Cecco da Gubbio, Nofrio di Miliano da Faenza, Giovanni di Cubuccio degli Arma-telli da Radicofani. — Atti Angelo del fu Massolo di Tremo (Fermo ?) notaio. 261. — 1357, ind. X, Settembre 20. — c. 114 (113). — Bartolameo Orso procuratore del doge ripete a Francesco da Carrara vicario imperiale a Padova la richiesta fattagli già più volte inutilmente, di non impedire ai sudditi di Venezia 1’ esportazione delle rendite dei loro beni nel padovano. Ricorda che il Carrarese dichiarò già ad Amedeo de’ Buonguadagni ; che, quantunque riconoscesse tal domanda consona ai trattati, non poteva aderirvi per ordine del capitano del re d’ Ungheria, e che invocherebbe da questo la revoca di tale ingiunzione ; che il Buonguadagni dimostrò insussistente tale pretesto colle parole stesse di Iacopo da S. Croce inviato padovano a Venezia. A tutto ciò il detto signore risponde sostenendo la verità e validità dell’ addotta scusa ; e 1’ Orso protesta per ogni danno ridondante ai veneziani e pel mantenimento dei loro diritti. Fatto in Padova nel palazzo dei Carraresi. — Testimoni: Pataro Buzzaccarini, Bartolameo de’ Piacentini vicario di Francesco suddetto e Cecco da Leone (Leoni) famigliare del medesimo signore. 262. — 1357, ind. XI, Settembre 25. — c. 113 (112). — Condizioni della condotta di Angelo del fu conte Speranza di Montefeltro da Urbino ai servigi di Venezia, con 150 cavalieri in Romagna o nella Marca (d’ Ancona), o dovunque, anche in Istria o Schiavonia. Segue nota che a simili patti fu condotto Pinamonte degli Ainardi con 25 cavalli. 263. — s. d., (1357, Settembre). — c. 112 (111) t.° — Il conte Ertemanno di Wartstein, con sua dichiarazione, giustifica 1’ uso di varie somme pagategli dal comune di Venezia per ribattere 1’ accusa datagli da quelli de Fevenigis d’ aver percepito più di quanto gli spettasse. Nomina Chioggia e Verona, e i suoi dipendenti : Pietro di Brunbach connestabile, Giovanni Cubec cavaliere, Gerardo de Wulle-miarben, Buffo de Neily, Arnaldo (de Kriekenbeck) mamscalcas (v. n. 185, 259). V. Archivio veneto, IX, 36. 264. — s. d., (1357, Settembre). —c. 113 (112) t.° — Condizioni della condotta ai servigi di Venezia di Colenzio (da Limbach) con 30 poste, per guerreggiare in Istria, Friuli od altrove contro il re d’ Ungheria, il contado di Pisino, il patriarca d’ Aquileia ed altri signori del Carso, come Angelo di Stein ed Angela di Postoina, stipulate da Rainieri da Mosto podestà a Montona, e riformate da Bertuccio Civrano e Benedetto Emo capi d’ una giunta di savi. V. Archivio veneto, XV, 170.