DOGE: ANDREA DANDOLO. 149 172. (1345), Agosto 15. — c. 94 (98). — Bolla piccola con cui Clemente VI papa, considerando i pericoli della navigazione con legni disarmati nei paesi dei Saraceni, ed oltracciò che una nave porta il carico di otto o dieci galee, e che Venezia non usò ancora della facoltà concessale colla bolla riferita al n. 122, consente al doge ed al comune che ognuna delle quattro navi mentovate in quel documento sia sostituita da sette galee. Data in Avignone, anno 4 del pontificato piVIII hai. Sept.J. 173. — 1345, ind. XIV, Settembre 12. — c. 95 (92-99) t.° — Privilegio di cittadinanza interna ed esterna, con godimento delle prerogative dei nobili, concesso ad Umberto (II) delfino di Vienna capitano generale dell’ esercito cristiano contro i Turchi. — Con bolla d’ oro. Dato nel palazzo ducale di Venezia (v. n. 161). 174. — 1345, ind. XIII, Settembre 12. — c. 100 (97-104). — Paolo conte di Ostrovizza figlio di Paolo bano di Croazia dà facoltà a Iacopo del fu Goliano di Glemon suo viceconte di stipulare in suo nome un trattato col comune di Venezia. Fatto nel castello di Ostrovizza. — Atti Delfino da Monteforte, territorio di Fregnano nel Modenese (v. n. 175). V. Liubió, op. cit., Il, 266. Moti. Hang. hist. a. e., II, 89. 175. — 4345, ind. XIII, Settembre 13. — c. 99 (96-103). — Convenzione stipulata da Pietro Gradenigo, Marco Celsi e Nicolò Sanudo, provveditori veneti e procuratori del doge, con Maladino conte di Clissa, Almissa e Scardona, faciente anche pei suoi fratelli Paolo e Deodato, e col procuratore di Paolo conte d’ Ostrovizza (v. n. 474). I conti di Clissa ed Ostrovizza si obbligano di assistere i veneziani contro Zara e contro tutti i loro nemici. Venezia aiuterà i conti ad impadronirsi di Knin, sotto certe condizioni, li accoglierà sotto la sua protezione, ed accorderà loro la sua cittadinanza, soccorrendoli se 1’ esercito ungherese assediasse le loro castella. Saranno poi compresi nella pace di’ essa conchiudesse con Zara. Fatta in Sebenico, nella casa di Michele de Scagno (o Stagno) da Zara. — Testimoni : Giovanni Morosini conte a Sebenico, Radosclavo del fu Giorgio, Giorgio del fu Cipriano Gradich, Nicolò del fu Stando Cosancich, Angelo d’Amico da Ascoli cancelliere, Nicolò del fu Baisino de’ Baisini cavaliere del Morosini, tutti di Sebenico, e Nicolò Steno. — Atti Marco figlio di Bartolameo Buono scrivano ducale. V. Liubió, op. cit. II, 267. Mun. Hung. hist. a. e., II, 91. 176. — 1345, ind. XIII, Ottobre 3. — c. 94 (98) t.° — Sentenza pronunziata da Nicolò Morosini vescovo di Castello. Visto il processo istruito dai suoi commissari come nell’ allegato, condanna il pievano di S. Eustachio alla perdita dei benefici ecclesiastici e al bando dalla diocesi di Castello, sotto comminatoria di sei mesi di carcere nelle prigioni del vescovado se il reo rompesse il bando; e ciò per avere costui macchinato contro la sicurezza personale dei canonici casteillan, e ferito o