DOGEÌ GIOVANNI GRADBNIGO. 235 Pii Alberto, cursore ossia nunzio di Francesco da Carrara vicario imperiale a Padova, per commissione di Iacopo da S. Croce dottor di leggi e procuratore del detto signore, pone Pietro de’Compostelli procuratore del doge di Venezia in possesso dei beni tenuti già dal defunto doge Marino Faliero nelle ville di Corte e di Brazzolo nel territorio padovano. Questi beni sono partitamente descritti, e sono nominati come confinanti e conduttori, dei beni in villa di Corte : Iacopo Solatore, Pro-sdocimo del fu Baldo, Bartolameo Panada, Alessio de’ Capozoli, Paolo detto Boc-casio, Enrico del fu Domenico, Filippo del fu Pietrobono, Giovanni del fu Andrea, Francesco del fu Giovanni di Treviso, Giovanni del fu Antonio, Giovanni Prevedi, Gabriele della trevisana, Giovanni del fu Buono, Leonardo di Nicolò, Bartolameo e Paolo Fraelino, Fronza del fu Antonio, Giovanni Sgobo, Perino da Venezia, Bo-neto del fu Giovanni, Gennaro di Domenico, Francesco barbiere, Giovanni Ba taglino, Cecco da Polverara, Andrea di ser Martino, Domenico del Bosco da Sacco, Pietro Aimeni, Leonardo detto Coza, Giovanni del fu Pietro. Dei beni in villa di Brazzolo : Giannino da Peraga, Antonio di Giovanni, Paolo Cerdone, Giovanni Ta-bossino, Giovanni Raborino, Manfredino de’ Ceruti, Matteo de Cavodomo, Iacopo di Leonardo, Tomaso del fu Iacopo, Nicolò del fu Antonio, Giovanni del fu Caterino, Marcone del fu Alberto, Gerardo Micaleti, Franceso di Bartolameo, Giovanni Topa, Pasquale di Iacopo, Giovanni di Benedetto, Speranza del fu Giliolo, Antonio Maineri, Pietro Cacciatore. Fra i confinanti nominati più frequentemente comparisce un ser Pataro (v. n. 118). Fatto nelle predette ville. — Testimoni: Giovanni del fu Domenico Galena, Pietro di Iacopo e Bonato del fu Giovanni Lavezi, tutti di Corte, Andrea del fu Gumberto, Iacopo del fu Leonardo, ambi di Brazzolo, e Bonsignore detto Zucconato da Cornegliana. — Atti Giovanni Clemente del fu Milano notaio a Padova. 105. — (1355), Dicembre 1. — c. 51 (49).— Bernabò Visconti signore ili Milano al doge. Udì, ma noi crede, che Venezia voglia favorire i di lui nemici di Mantova e di Ferrara. Chiede che ciò non avvenga, desiderando egli di vivere in pace con essa (v. n. 115). Data a Milano. 106. — (1355), ind. VIII, Dicembre 2. — c, 47 (45), — Il comune di Fano scrive alla Signoria scusandosi di non aver potuto, in causa della guerra e della pestilenza, corrispondere la dovuta regalia d’ olio alla basilica di S. Marco. Prega per una dilazione al soddisfacimento di tal debito (v. n. 143). Data a Fano. 107. — (1355), Dicembre 5. — c. 52 (50). — Alberto duca d’ Austria, Stiria, Carintia ecc. al doge. Nicolò de Zvenegra e Corrado de Gors suoi sudditi gli sporsero querela come nel passare in Terrasanta sieno stali spogliati in mare da vene-neziani. Chiede che il doge si adoperi onde riabbiano il perduto (v. n. 110). Data a Vienna.