200 COMMEMORIALI, LIBRO II. comune di Venezia la galea mentovata nell’ istrumento precedente, e di esigere quanto per legati od altro spettasse all’ ordine in Venezia e in Italia. Fatto in Avignone nell’ abitazione del gran maestro. — Testimoni ; Ugone Tangue domicello de Acubus friulano, Reverendo Burgondionis chierico della diocesi di Vaison. — Atti Pietro di Aimerico de Manuasca diocesi Sistariense, notaio apostolico e regio. 413. — 1324, Settembre 26. — c. 148 (147) t.° — Fra’ Giovanni abate di Ro-sazzo, vicario di Pagano patriarca d’ Aquileia, al doge. Procurò una tregua fino al S. Martino fra i capitani della contea di Gorizia ed i nobili di Prampero sudditi patriarcali, fra i quali ardevano contese per mercanzie tolte dai primi in Friuli a mercanti tedeschi. I contendenti sottoposero le vertenze ad amici comuni; le strade intanto restano sicure. Voglia Venezia rilasciare permesso ai propri negozianti di recarsi in Aquileia. L’abate procurerà di ottenere da Nicolò di Rogon (Ragogna?), suddito di Gorizia, risarcimento ai due veneziani da esso spogliati. È in trattative con vari comuni per 1’ escavo della fossa Viazane. Data a Udine. V. Minotto, Doc. ad Furumjnlii ecc., 97. 414. — s. d., (1324, Settembre). — c. 151 (150) t.° —Promemoria per fra’ Martino (v. n. 410). Tratti per un’alleanza difensiva; offra gli uffici del re presso il papa a favore di Venezia; non dimentichi 1’ affare di Galvano Talamo di Positano ; chieda che i sudditi regi siano favoriti in Venezia, offrendo reciprocità (v. n. 419). 415. — 1324, Ottobre 1. — c,. 155 (154). — Bolla piccola di papa Giovanni XXII ad Almerico vescovo di Baverina. Gli commette d’instruir processo sopra le seguenti querele sporte dal comune di Venezia. Ademaro Targa e Folco de Sista-rico (v. n. 360) oltrepassarono i loro poteri con atti contro Gratone Dandolo, Nicolò Faliero, Marino Foscarini e Marco Morosini procuratori di S. Marco sopra le commissario, e respinsero 1’ appello di questi al pontefice. Fecero publicare in varie chiese minaccie e scomuniche, ordinando a tutti di denunziare e pagare a loro ogni deposito e legato anche indirettamente spettante alla S. Sede, sia in sussidio di Terrasanta, sia per altro. I procuratori della chiesa di S. Marco, Pietro Grimani ed Angelo Muazzo, cogli altri mentovati, per lunga consuetudine esecutori testamentari di tutti i veneziani, si appellarono al papa, e con essi il doge ed il comune, Nicolò de la Scuola, Ranieri e Francesco nipoti di Marco da Mosto, Nicolò Faliero procuratore di Agnese vedova del doge Marino Zorzi e commissaria della fu Armina vedova, di Marino Morosini conte di Cherso ed Ossero, Giovanni e Pietro di Francesco Basilio, Biriola Querini e Gatterina Cornaro, Marco Querini per Biriola sua madre e per Niclitaria Morosini, e Marco da Molino ; altra appellazione fece Sora vedova di Francesco Badoaro, per consure lanciatele contro. Il Targa accusò falsamente Gratone Dandolo d’ averlo percosso ; citò dinanzi a sè a Treviso Nicolò Vernerò ufficiale di notte che aveva fatto arrestare un di lui famiglio perchè trovato con armi; scomunicò, se vivi, e fece esumare, se morti, come rei di commercio proibito