218 COMMEMORIALI, LIBRO II. 223. — (1320), Luglio 1. — c. 80. — Boracio de’ Gangalandi dei Conti risponde a lettere ducali d’essere disposto a coadiuvare i veneziani nel raccogliere le rendite dei loro beni nel trevigiano. Data a Noale. 224. — 1320, ind. Ili, Luglio 7. — c. 80. — Nicola di Maggio di Matteo e Marino di Lorenzo giudici, col gran consiglio della città di Arbe, creano procuratori di quel comune Dobra di Stefano di Gaucigna, Creste Volcigna de Po ruga, Matteo de Barbabissa ed Andrea di Domenico Matteo di Paolo, per negoziare davanti al doge un accordo coi cittadini esterni, ma senza facoltà per l’elezione del futuro conte. Fatto nel palazzo della contea di Arbe, vacante questa ed il vescovado. — Testimoni : Donato Lombardo scrivano ducale, Opano (?) di Nicola, Doimo di Dessi-mero, Leonardo de Fronzano, e Pasqua di Macliina (?). — Sottoscritti: Gunzina Stefano de Gaucigna e Martinusio Priben di Nicolò, esaminatori. — Atti Cristoforo di Giambonino de Bodano not. imp. (v. n. 226). V. Liubió, op. cit., 1, 312. 225. — 1320, ind. Ili, Luglio 10. — c. 691.° — Istromento simile al n. 216, per lire 315, s. 3 a gr., terza e quarta rata del pagamento ivi mentovato. — Testimoni : Tanto cancelliere grande, Forte del fu Pietro da Firenze e Nicolò Passamonte. 226. — 1320, ind. Ili, Luglio 15 — c. 80t.° — Ermolao e Nicola di Matteo di Ermolao, Maggio di Filippo di Germano, Creste di Nicolò di Ermolao, Cipriano e Filippo di Zudenico, Grisano di Martinusio di Sclovigna, Misce e Dobre di Grubo de Zane, Pribe di Dessimero per sè e pel figlio Cristoforo, Cerna di Nicola di Cer-nota, Nicolò di Giovanni di Pribe, Nicolò del fu Clemente di Filippo, Frane del fu Cipriano di Domaldo, Nicolò di Matteo di Machina, Zudole di Agralfico, Jacopo di Clemente, Marino figliastro di Creste di Gambetta, Marco Pasqua di Machina e Matteo di Mengossio di Mattia, nobili di Arbe dimoranti fuori di città, creano loro procuratori Giorgio di Creste di Piaga, Domaldo di Nicola di Cernota, Marino di Creste di Gregorio e Mencossio di Matteo di Mattia, con facoltà di negoziare davanti al doge coi procuratori del comune di Arbe un accordo, e la riforma dell’ università del-l’isola. Fatto nel monastero di S. Pietro d’Arbe. — Testimoni: Pasqua di Machina, Matteo e Creste di Miche df Barbabissa, Yoleina di Caperalbo (?). — Atti come il n. 224 (v. n. 228). V. Liubió, op. cit., I, 313. 227. — 1320, Agosto 18. — c. 91. — Jacopo re d’Aragona, Valenza, Sardegna e Corsica, conte di Barcellona, vessillifero, ammiraglio e capitano della chiesa romana al doge, che lo aveva eccitato al pagamento dei danni dati ai veneziani dal conte di Ampurias, scrive di esserne stato impedito da gravi cure e da lunga malattia. Promette di farlo entro un anno (v. n. 502 del libro I). Data a Tirasona (XV hai. Sept.J.