BOGE: GIOVANNI SORANZO. 267 Fatto in Savona in casa di Gabriele Frugerii. — Presenti: Francesco de Fon-temaroso curerius, Martino de Bargono e Giovanni Acimator di S. Matteo. — Atti Nicolò de Camullio notaio» 443. — 1325, ind. IX, Ottobre (sic, recte Settembre). — c. 171 (170). — Fra’ Giovanni abate di Rosazzo, vicario di Pagano patriarca d’ Aquileia, ripete al doge l’istanza che sia tolto il sequestro sulla grazia del vino che dall’ Istria conduce-vasi in Friuli, posto perchè non si risarcivano i danni dati a veneziani nel patriarcato. Dice ingiusta tale misura, ed offre di stare al giudizio di giurisperiti, a condizione che il sequestro sia prima levato, protestando che, altrimenti, il doge infranse i trattati. Il doge risponde : mancare il patriarca alle condizioni per cui fu concessa la grazia del vino, e rompere così pel primo i trattati. Nel patriarcato non si permette ai veneti la libera esportazione del grano ; si manda nel trivigiano il sale dato da Venezia, e si commettono altre infrazioni ai tettati. L’ abate replica ribattendo le asserzioni e gli argomenti del doge e ripete le sue proteste (v. n. 444). 444. — s. d., (1325, Settembre). — c. 172 (171). — Bertolino d’Aquileia nuncio dell’ abate di Rosazzo (v. n. 443), riferendosi alle precedenti proteste, dichiara: non esser tenuto il patriarca a risarcimento di danni a negozianti tedeschi e veneziani dei quali non ebbe colpa, mentre l’abate, per frenare i predoni, andò con armati fino a Venzone ; chiede si conceda la grazia del vino almeno interinalmente, tenendo conto di quello passa per Grado fino a che sia decisa la questione ; domanda che si paghino le 460 marche dovute al patriarca pei diritti dell’ Istria, non ostante il sequestro postovi da Giovanni Purigno (?) da Murano, non potendo quel denaro esser sequestrato (v. n. 445). 445. — s. d., (1325, Settembre). — c. 173 (172), — Risposta del doge alla replica dell’ abate di Rosazzo n. 444. Insiste nel già detto (v. n. 446). 446. — 1325, Settembre 11. — c. 173 (172). — Annotazione: che fu fatto quanto si contiene nei n. 413, 414 e 445 alla presenza di Andrea Bragadino, Giovanni Zantani, Bellello Veniero, Marco Baffo, Giovanni Gradenigo, del cancellier grande, di Giovanni di Marchesino, di Marcolino e di Nicolò de’ Gheciis, e che il notaio del vicario chiamavasi prete Taddeo de Palude mansionario della cattedrale d’ Aquileia. 447. — 1325, ind. IX, Settembre 19. — c. 154 (153) t.° — Annotazione di quitanza simile al n. 416 fatta da Leonino da Farra, coi testimoni Nicolò Pistorino, Nicolò de’ Gheciis e Donato de Freganesco. 448. — 1325, ind. IX, Ottobre 1. — c. 175 (174) t.° — Giovanni Donato priore di S. Maria della Misericordia, Raffaele Civrano di S. Maria Formosa, Marchesina