DOGE: GIOVANNI SORANZO. 261 coi saracini e coll'Egitto, Balduino Delfino, Marino Loredano, Tomaso Dandolo, Paolo, Nicolò, e Giannino Papaziza, Bertuccio Capello, Marino Condulmero, Leonardo de Mezzo, Marco e Michele Contarmi, Domenzio Leone e suo figlio, Francesco di Rinaldo, Domenico de’ Sbrigerii e figlio, Marco e Giannino de Monte, Francesco detto Spirito, Nicolò Moro, Francesco de Naviculis, Megliorino berrettaio, Comitem bucinatorem, Dardi e Nicolò Contarmi, Bertuccio Boccasi, Marco Romano, Bertuccio Marino, Dardi Babilonio, Tomaso e Guido Buono, Giovanni Gradenigo, Marchesino e Francesco Loredano, Romano Morosini, Iacopo Contarmi di S. Felice, Fantino e Iacopo Soran-zo, Andrea Mahpiero, Donato Bobizo, Pietro Faliéro di S. Maurizio, Marco e Nicolò Vitturi, Pietro Grando, Donato Zevola, Giannino Giuliano, Ziano Badoaro, Gabriele e Pietro Barbarigo, Francesco Barbo, Nicolò Nani, Buono Doman, Giovanni Cata-nio, Marco d’ Avanzo, Giovanni Cornaro, Michele Miolo, Antonio de Calzesis, Marco Briosso, Nicolò Belonore, Giovanni Gabriele ed altri. In onta alle appellazioni, il Targa fece publicare nel trivigiano e nel padovano le scomuniche contro i suddetti. Il comune pregò il papa d’inviare commissario ad esaminare le cose e dar corso alle appellazioni. Data in Avignone a. 9 del pont. (kal. Oct.J. 416. — 1324, ind. Vili, Ottobre 18;— c. 151 (153) t.° — Berofino de’ Ge-roldi procuratore di Pagano patriarca d’Aquileia (v. n. 355), dichiara d’ aver rice-voto dal doge 225 marche d’ argento, rata di Settembre pei diritti dell’ Istria. Fatto nel palazzo ducale di Venezia. — Testimoni : Leone da Farra da Milano, Stefano notaio da Cividale, Melioranza pievano di Variano (diocesi d’Aquileia), Rodolfo da Bologna notaio. — Atti Andrea da Cavarzere not. imp. e scriv. due. 417. — 1321, ind. Vili, Ottobre 23. — c. 153 (152). — In seguito a facoltà data il 16 Ottobre dal senato e dai XL ai provveditori di comune di giudicare la causa vertente fra Bianco Foscarini ed i minori del fu Lanzalotto dei Pignattoni da Ferrara, Iacopo Buono procuratore di questi produsse due carte d’ obbligo del Foscarini per frumento vendutogli, le quali il Foscarini stesso sosteneva essere una compresa nell’ altra. Riassunto il processo, in cui sono mentovati Pietro fratello di Iacopo banchiere di Ferrara, Andrea Cornaro banchiere in Rialto e Pietro Foscarini, i provveditori sentenziano : Doversi considerare le due obbligazioni come le voleva il Foscarini; non dovere questo alla parte avversa più di lire 6 di grossi; avere il medesimo diritto ad essere rimesso in possesso dei terreni sequestratigli dal Pigna-toni, senza però 1’ usufrutto di tre anni (lire 15 di grossi) eh’ ei reclamava. 418. — s. d., (1324, Ottobre?). — c. 150 (149). — Risposta del vicario del patriarca d’Aquileia al doge. Fece abolire il dazio imposto dal comune d’ Aquileia sul frumento esportato. Circa i portolani mancanti, fece col visdomino veneto un accordo, fino a che il patriarca, lontano, vi provveda. Proibì l’introduzione e la vendita in Aquileia del sale bandito e aiuterà la vigilanza di Venezia. Impedisca questa alla signora Samaritana (da Camino?) di esigere il quarantesimo nelle acque patriarcali. Essa è cittadina veneta; egli ripeterà le intimazioni e procederà eventualmente a