26} Commemorigli, libro il di ^9. -1521, ind. Vili, Febbraio 12 (m. v.). — c. 158 (157) t.° — Privilegio ri! ondina# “tema Per dimora di 16 anni, rilasciato a Gezio di Iacopo da Città Mugelo. ■n ^0. —(1-325^ ind. Vili, Maggio 1. —■ c. 102 (161). — Enrico Michele duca . at>dia ai doge, ftlarco Schiavo, spogliatore di Galvano Talamo di Positano di-, /J cl’^jialfì, iìon fu mai in servizio publico, se non quando Giovanni Gradenigo ^ fon tre g'ale^ a Negroponte in sulla fine del reggimento del duca Marino Ba-. ,f°i al forti1® il governo mandò a Negroponte il capitano generale Paolo Moro-, ' IJa quell’ eP°ca non furono mai armate in Candia 4 galee, nè mai furono dati simili ¡il sopra(jetto (v. n. 419). lata in Candia. h I. — 1325, Maggio 10. —■ c. 100 (159). — Marco Michele conte e i giudici 1 al Joge. gi scusano di non poter mandare a Sebenico la procura con cui ^Uj°%aVanO un loro rappresentante a mettere quelli di detta terra in possesso 6 ¡sole. Avendole i sebenicensi già occupate, questa missione è inutile. Y Lhjsì, °P- cit., I, 359. 432- — 1325, jnd. Vili» Maggio 22. —- c. 180 (185). — Guglielmo Cibo di Ge-n°V;< aatori^a Andriolo Bistagno suo concittadino a fare tutti gli atti necessari per COa'^'i.i.iiro pianto gii è dovuto da Iacopo ed Alipero Buscarini di Venezia, a risarci-mer,l-f)(Iellafrode da questi commessa col vendergli gemme false (v. n. 45). l’atto ¡a Tunisi. — Testimoni: Marino Trevisano ed Angelo Benego. — Atti panino, prete ddla chiesa di S. Vitale, notaio. . 433. -1325, Giugno 23. — c. 164 (160). — Risposta del doge ad ambascia-* armila de della Scala e del comune di Verona. I veneziani, in forza dei trat- t clt 1 1 ilo*1 devo*10 pagare per le loro merci in Verona e suo distretto che denari 12 daC^to a^A'essatidro de’ I3enzi, ed un aquilino al vescovo per ogni mina di sale Urtare ia cItiel territorio. Non possono quindi Cangrande e quel comune impor 1 ^le aerei esportate da Verona, e sui legnami importati ed esportati per ac-**Ua> Circa le fr*odi commesse da veneziani nel pagamento dei dazi, il doge desidera ^0l ^ riparo. Non sa che ai veronesi sia stato mai vietato di dimorare in qualche essi possono farlo ove vogliano. Circa i debitori fuggitivi da y % che trovano ricovero in Venezia, è noto T affare di Pietro de’ Brusati, e ^ r>tia nonse ne può lamentare (v. n. 396). Venezia mantiene, come di dovere, aper-6 ^itare le strade verso Verona, ma ciò non vuol dire che debba tenerle libere e ■ I dai* a 'forre delle Irebbe, alla Torre nuova e a Cavarzere sono antichis- sinii» }jc»H amiaette il pretesto allegato, che il dazio che Federico della Scala fa pa-5j£i CMnsa ^on appartiene al comune di Verona ; i veneziani vi passarono sem-pre pagare e tenendo quel luogo per veronese. I trattati stabiliscono che il TeS