— 233 — baciargli la mano. Nella sna parrocchia, quando un cristiano s’incontrava di mattina col padre Tonea, era come se s’imbattesse col secchio pieno. La futile credenza che incontrando un prete di mattina tutto andrà male per te in quel giorno, era morta tra quelli che abitavano nelle vicinanze di quel prete. La vita, la casa, il cortile suo erano l’immagine viva sotto gli occhi di tutti, che tutto ciò che dice e che consiglia in chiesa e nel mondo prima di tutto effettua a casa sua. Sua moglie era una donna pia, saggia, semplice, laboriosa e sopra tutto superava in onestà femminile tutte le donne del vicinato, così come dev ’essere la moglie d’un prete. Infine Iddio aveva regalato a Tonea cinque figli che crescevano sani e sottomessi agli ordini pii dei genitori. Ma tutta questa felicità fu turbata dalla nuvola che Quel Furbo * lasciò cadere nel cuore di padre Tonea nella prima domenica dopo Pasqua. Il nemico che acquistò una volta il diritto di tentare e di provare il cuore di Giobbe, acquistò questa volta il diritto di mettere a dura prova le forze cristiane e parrocchiali del figliuolo di S. Antonio. Era dunque la domenica di S. Tommaso. Il padre Tonea aveva appena terminata la sua predica ai fedeli, nella quale aveva spiegato loro chiaramente e in un modo elevato come Iddio avesse tollerata l’incredulità di Tommaso e come l’avesse resa utile per la fede nostra, fondata per sempre sulla verità della Resurrezione del Signore. Proprio allora entrò in chiesa Padron Traico, un ricco commerciante, un uomo onestissimo e di parola, serbo puro sangue, di * Il Diavolo. N. d. T.