— 236 — Tu mi conosci da molto tempo e sai cosa vuol dire la mia parola ». Il servo veniva dal padre Tonea per pregarlo d’imprestargli mille franchi : il suo matrimonio celebrato all’improvviso a cinquantanni compiuti gli aveva fatto spendere ed intaccare quel denaro che era destinato per un affare prossimo. Non gli bastavano mille franchi e sapendo che l’amico suo, padre Tonea, era un uomo agiato e a parte questo, uomo di fiducia e d’aiuto, veniva verso di lui col cuore aperto. Il prete conosceva l’uomo ed aveva fiducia in lui quanto in sè stesso. D’altra parte siccome in quel momento possedeva proprio mille franchi d’economie, non vi pensò molto, e le dette al serbo. Stabilirono tutte e due la percentuale e due termini per il paga-jnnto: uno per S-. Maria, l’altro verso l’inverno durante il digiuno del Natale. Il serbo (come ogni commerciante che discute affari) sembrava dimenticarsi di altre cose, e lasciò la moglie indietro. Il padre Tonea ascoltandolo, camminava col passo del serbo, non dimenticando però un istante solo che Borivoie li seguiva con sua moglie — « Senti, padre, tutto va bene, ma ti prego di non ritenere ora la percentuale e di venire per S. Pietro da noi, te la darò allora coll’interesse ». — « Bene, padron Traico, quando vuoi e come dici. Ci conosciamo da molto ed abbiamo fiducia uno nell’altro ». La moglie del prete e Borivoie li raggiunsero. — Padron Traico, ci capiamo come l’oca colla quaglia. Non so più di dieci parole in serbo e Borivoie due o tre in romeno! — Cosa vuoi fare signora, Borivoie, non è dei dintorni,