— 199 — Noi non lo capivamo troppo bene; zio Michele ogni tanto se ne usciva con queste parole pesanti. Tacemmo. Lo guardavamo con insistenza. I suoi occhi sembravano scrutare, ed ogni tanto avevano un lajmpo come il luccichio d’un ’onda. — Ed ecco, ragazzi miei, disse egli ad un tratto, •— che s’avvicina il Brumarello * e viene il tempo dei nostri viaggi. In quanto a ritornare su questi posti, chi sa se ritorneremo ancora. Penso che la vita mia la passo errando. D’altri posti m’importa poco, ma di questi me ne duole perchè è qui che ho trascorso la mia giovinezza... Ci scotemmo meravigliati di queste parole ina nessuno di noi disse nulla, capivamo che zio Michele di nuovo ci avrebbe raccontato qualche cosa ; la sua voce era bassa e piena di ricordi. Nel silenzio notturno passò uno stormo di uccelli neri, frusciando sopra al bosco. Uno lanciò un richiamo come un pianto tremolante. Zio Michele alzò la fronte, poi disse piano, abbassando la voce: — Sono uccelli stranieri. Non so perchè, sentii un turbamento nell’anima dopo il passaggio dello stormo errante ; sembrava che fosse 'rimasto un fremito nella notte. Dopo un po’ parlai : — E per ciò che ci domandavate di gente del nostro paese, zio Michele? Dovete conoscerne molti, se avete abitato da queste parti... — Li conosco, come no, ma molti non vi sono più. — * Ottobre, in linguaggio popolare.