— 44 — bile. Gli occhi non avevano più quello splendore selvaggio e notturno, nella profondità del quale lampeggiava l’oscuro amore e l’oscuro desiderio... ma più trasparenti, indicibilmente profondi, attiravano e facevano pensare che si sarebbe potuti stare giorni interi a guardarli. La serenità ed una pace melanconica erano nella loro profondità!... E in quella faccia tanto pallida, piena ma triste, sorrideva, sebbene con sofferenza, la bocca di porpora... la rosa di Jerico. Essa s’awicinò lentamente, passando tra i viali attraversati dal sereno notturno, sui sentieri bianchi dipinti dalle ombre che gettava la rete di foglie. Lo vide ma non per questo accelerò il passo. Ne aveva forse indovinati i sentimenti? Forse. Egli stava sempre lì e la guardava avvicinarsi lentamente al pari d’una sonnambula. Ed egli ?.. col gomito sulla spalliera della panca appoggiò il mento sulla mano, movendo appena le dita mentre guardava meravigliato, cogli occhi lucenti, il capo splendente di lei che si avvicinava. Ella si sedette accanto a lui nel pieno chiarore della luna. Non gli toccò la mano, niente. La luna la rendeva argentea ed essa era abbastanza furba per lasciarsi bagnare tutta da questa dolce e voluttuosa luce. Egli la guardava continuamente, poi stese per il primo la mano e s’impossessò dolcemente della sua manina fine e fredda. « Ah, pensò, e qualche cosa che non aveva mai sentito gli attraversò il cuore... ah, quanto mi piace adesso». Poi lentamente si accostò al suo viso grazioso e, leggermente avvicinando la bocca all’orecchio di lei, sussurrò tranquillo ma con la voce piena d’ardore: