— 177 — sentiva «venir meno», come diceva lui, per le spire di fumo che gli altri gli mandavano, facendogliele inghiottire a secco, mentre egli pregava di lasciarlo in pace? La più bella scena era quando egli ritornava coi denari dalle Finanze. Allora gli altri ridevano fino alle lagrime, vedendolo entrare sgomentato, come se qualcuno lo inseguisse, tenendo stretto nella mano destra il pacco delle carte valori, e colla sinistra la tasca della moneta. To-¡maidi imparò ad imitarlo a meraviglia e spesse volte sentivi Musicus : « Tomaidi, fa il Microbo che ritorna dal Ministero ». Tomaidi prendeva il cappello ed usciva chiedendo scuse per il fatto che nè gli abiti, nè il cappello avevano l’aria di rispettabile vecchiaia che avevano quelli di Microbo. Poi apriva la porta con fracasso, entrava spaventato come se fosse inseguito da qualcuno, colla mano destra che stringeva il pacco delle carte, e colla sinistra sulla tasca dei calzoni. Veniva fino alla tavola del capo ufficio, deponeva le carte... si tormentava per la mancanza di una carta che ritrovava poi sotto le cartelle... « Bravo ! bravo, Tomaidi, stupendo » ! E Tomaidi per completare la scena, imitava Lipescu. Fingeva di ricevere dalle mani di Microbo quattro carte che prendeva con due dita, vi soffiava sopra e le scuoteva con un buffetto. «Bravo Tomaidi, stupendo!». L’attitudine di quei tre copisti baccellieri verso il loro compagno non deve stupire nessuno; dei fenomeni analoghi si osservano anche nei cani. Il cagnolino piccolo se passa arrogante e furbo è lasciato in pace a proseguire la sua strada, se invece viene umile, cercando di rasentare i muri per non essere visto, è subito afferrato e molestato a sangue. Ma 12