Gli statuti marittimi veneziani 4' Chiudono gli St. dello Zeno (cap. 17) con quella facoltà d’interpretazione, che era d’uso a Venezia, dispo- c. 247, si legge: Incipiunt Statuta tarretarum, e questi vengono esposti in 36 capitoli. Non portano data, e quindi presumibilmente hanno la stessa degli statuti che li precedono. Appare cosi che mentre questi ultimi si credettero senz’altro convenienti per la generalità delle navi mercantili, si st:mò che fossero sufficienti norme più semplici per la specialità dei trasporti per l’approvigionamento delle flotte che, come si sa, era divenuto a Veneria materia di un vasto esercizio fin dall’ e-poca delle prime crociate, e tali norme si raccolsero negli statuti colla suddetta denominazione. La definizione della tarda vien data nel modo seguente: (Guglielmotti, Dizionario marino e militare, voce tnrida): naviglio lungo di trasporto per macchine, munizioni, legnami, cavalli e fornimenti alle armate navali medievali. Andava a vela, senza remi, e pigliava il nome dalla tardanza, con le solite varianti, Taria, Tarisa. Targia, Teria, Trita e Tarla; suoi caratteri: fondo piatto, tre ruo’e a poppa, due porte di carico, tre alberi, alto bordo, poca gente. Sanuto, II, 58. definisce: « Tareta, navigium bonum prò deli ferendis victu.ilibus, et vasa longa bene ad orzam ». Nel sec. XV si ridusse a piccolo bastimento e si chiamò Tartana. Nell’opera: Venezia e le sue lagune. Voi I, Parte III, neT articolo intitolato: Brevi cenni sulle costruzioni navali e sulla marina de’ Veneziani dal principio alla fine della repubblica a p 194, nei dati relativi al sec. VII, si legge.-« Tarete, Taredeo Taride che chiamatisi anche Caracche-, legni da commercio, che pare servissero in guerra. Sembra che viaggiassero a vele. .. e secondo Jal a vele quadre, e che ve ne fossero di varie dimensioni ; è però certo che se ne fabbricarono in Venezia e che si usarono anche nel secolo antecedente.......nel 1176 uno di questi navigli ha servito a trasportar da Costantinopoli a Venezia le due colonne granite che vediamo erette in Piazzetta a S. Marco, e quella terza ancora, che, all’atto di scaricarle, cadde in mare e vi fu abbandonati » (si calcola il peso complessivo delle tre colonne in 180 tonnellate). Si aggiunge (op. e 1. cit.) che nel secolo XIli, secondo riferisce il Marin nella sua storia del Commercio vi furono attacchi del re di Tunisi respinti di tarede veneziane Nella recente pubblicazione della R. Commissione colombiana col titolo: Raccolta di documenti e studi pubblicati pel quarto centenario dalla scoperta dell’ America. Parte IV, voi. I, pag. 16, sta scritto: Tarida, denominazione probabilmente d’origine