42 Nuovo Archivio Veneto nendo: «Si autem in predictis statutis nostris aliqua ob-» scuritas rlicubi fuerit, potestatem habemus nos dux cum » nostro C.onscilio minori et majori declarandi et refor-» mandi ipsas obscuritates sicut bonum videbitur». Adolfo Sacerdoti. II. I testi Gli statuti che qui pubblichiamo sono : I. del doge Pietro Ziani: A, Ordinamenta super saornatione, caricatione et stivatione navium (12 marzo 1227), B, Capitulare navium (13 settembre 1228), C, Decreto sulla misura delle navi (7 gennajo 1229); araba, o Tarata, come la dicevano i Veneziani, era molto in uso nelle marinerie genovese e veneta; era barca ad una coperta ed a vela latina, forse nello stesso tipo di quelle che i Catalani nomavano Taf urea, e che furono le progenitrici delle Tarlane provenzali così stimate per qualità marine durante il secolo XVI. Di rado però la Tartana veniva direttamente adibita a scopi guerreschi, ma adoperavasi a preferenza per trasporti.....Lo Jal ricorda un documento veneto del 1281 dal quale si rileva che le Taride potevano imbarcare, oltre il proprio equipaggio, trenta uomini e trenta cavalli (Jal, Arche'ologie navale li, 221)........La galea esigeva un equipaggio troppo dispendioso, inoltre le forme strette del suo scafo non comportavano un grosso carico. Quindi la Tari da, più capace della galea, più leggiera e maneggevole della nave, fu un tipo di bastimento che generalmente incontrò le simpatie dei marinai; e di vero la poppa e la prova generalmente affinate, il centro dello scafo molto largo, il fondo pianeggiante, dovevano conferirle una sufficiente velocità, sia sotto vela o sia a remi, giacché essa poteva pure, secondi consigliavano le sue dimensioni, aiutarsi col palamento di venti o di dieci remi per parte ».