Siria era maggiormente aggravata dalla permanente discordia tra i coloni pisani, genovesi e veneziani, fomentata con vera incoscienza dai Signori di quelle città. Jacques de Yitry, Patriarca di Gerusalemme, aveva da tempo stigmatizzato questo triste stato di cose, ma le sue esortazioni erano state vane e dopo di lui la situazione era andata sempre peggiorando tanto da non ritenere esagerata la sua asserzione che gli Ordini Cavallereschi e quelli Religiosi fossero allora sempre discordi tra loro, insofferenti di disciplina e che i Signori laici fossero corrotti e perversi (1), più avvezzi ai bagni che alle battaglie, dediti alle crapule, vili e pigri e vestiti con lusso da femmine. L’Imperiale mette giustamente in evidenza nella sua opera l’incarico affidato a Benedetto Zaccaria dal Comune di Genova al suo ritorno in Oriente (2) poco dopo la morte di Beomondo VII0, quando si aprì la successione al trono di Antiochia. In quella circostanza gli abitanti di Tripoli si proclamarono indipendenti dal regno di Anticchia ed elessero a capo della città Bartolomeo Embriaco Signore di Gibel-letto, inviando nel contempo ambasciatori a Genova perchè la città venisse governata da un Podestà genovese. I Capitani del Popolo di Genova non fecero troppo buon viso alle proposte dell’Embriaco; non volendo però venire ad ima rottura definitiva col Sultano di Egitto, nè perdere l’occasione di ottenere una colonia, presero un provvedimento ambiguo inviando ordine a Benedetto Zaccaria di recarsi sulle coste di Siria col titolo di «Vicario del Comune nei paesi di oltremare» e accordandogli i più ampi poteri per risolvere la questione. Lo Zaccaria si diresse a Tripoli colla «Divizia», con due galere del Comune di Genova ed altre due di privati armatori incontrate in un porto della Grecia. Egli giunse a Tripoli dove trovò ancorate nel porto 5 galere angioine, una dei Templari, una francese ed una armata da Veneziani e Pisani, inviate colà per sostenere l’assegnazione della città secondo il desiderio del Pontefice a Luciana de Toucy figlia di Re Boemondo. Schierate in ordine di battaglia le sue 5 galere Benedetto entrò risolutamente nel porto e, dopo essersi accordato cogli abitanti, che sapeva essergli favorevoli, intimò alle galere ancorate di allontanarsi al più presto. L’atteggiamento fiero dello Zaccaria persuase i sostenitori di Luciana a rifugiarsi ad Acri. Egli allora proclamò senz’altro la sovranità di Genova sulla città. L’annalista Jacopo Doria critica acerbamente l’operato dello Zaccaria in quella contingenza e lo accusa di aver preso un atteggiamento pericoloso all’interesse della città soprattutto perchè di sua iniziativa concluse anche un’alleanza coi Re di Cipro e di Armenia. Effettivamente bisogna riconoscere che stipulando questi patti lo Zaccaria compro- (1) De Yitry — Historia Hierosolimitana. (2) Imperiale —- Opera citata — Pag. 273 e seguenti. 27