Genova, in data 14 Gennaio 1382 (1) scriveva ad Amedeo VI0 pregandolo di fare in modo che Tenedo non venisse data ai Genovesi e non venisse smantellato il castello. Egli si dichiarava anche pronto a governare Fisola in suo nome. Nella stessa data il Muazzo scriveva anche al Senato Veneziano (2) raccontando che il 6 Gennaio si era presentata nelle acque di Tenedo la galera veneziana col Capitano e le genti del Conte di Savoia e che il Vizzamano aveva dato ordini di consegnare l’isola al Capitano. Accintosi però ad obbedire, gli «stipendiari» ed i balestrieri che erano creditori di 9780 ducati d’oro si rifiutarono di uscire dal Castello se non fossero prima stati pagati. Convocati allora i cittadini veneti e gli isolani, che formavano il complesso di 4000 persone, tutti si erano rassegnati ad essere trasferiti a Candia, come aveva ordinato il Senato. Nel frattempo però il genovese Raffaele di Quarto, presente a Tenedo come mandatario di Francesco Gatti-lusio Signore di Metelino, cominciò a sobillare gli isolani per istigarli a passare sotto la Signoria di Genova. Nella convinzione che l’isola avrebbe finito col passare in mano ai Genovesi e che in questo caso i cittadini veneti avrebbero dovuto o farsi ebrei od abbandonare l’isola, il presidio del Castello ed i sudditi veneti, a sua insaputa, si unirono alle ciurme delle galere e, dato di piglio alle armi, al grido di «San Marco» occuparono il Castello e si dichiararono indipendenti eleggendo il Muazzo a loro Capitano. Il Muazzo «per il minor male» credette di accettare e di far giurare a tutti fedeltà a Venezia. A conclusione della lettera il Muazzo assicurava che colla sua decisione non aveva voluto compiere un atto di ribellione alla patria^ ma che aveva agito soltanto a scopo di bene e che in ogni modo teneva il Castello a disposizione della Signoria. Lo stesso giorno il Muazzo scriveva una terza lettera diretta al Doge in persona. (3) Con questa egli informava il Capo dello Stato di esser stato eletto dal popolo di Tenedo governatore dell’isola, di aver accettato la nomina e di aver giurato di difendere quella terra contro chiunque l’avesse assalita perchè non voleva che cadesse in mano dei Genovesi ma che dovesse servire «per la conservazione del commercio veneto in Levante». Egli concludeva il suo scritto chiedendo il perdono per il suo operato, ma dichiarandosi pronto a respingere colla forza ogni nemico che avesse cercato di alterare lo stato di fatto creato nell’isola. Il Vizzamano d’accordo col Piossasco e col Procuratore genovese decise di non effettuare nessuna ostilità contro Tenedo e colle genti di Savoia fece rotta per Venezia, mentre Pantaleone Barbo si recava a Costantinopoli ad assumervi la carica di Bailo. Appena la Repubblica di Genova ed i suoi alleati furono informati delle vicende di Tenedo mossero fiere proteste a Venezia, invitando la Repubblica a dare esecuzione alla clausole della pace di Torino. Venezia inviò allora a Genova come ambasciatori Giovanni Grade-nigo e Michele Morosini assicurando che la condotta del Muazzo era (1) Libri Commemoriali — 125 — Libro Vili. (2) Libri Commemoriali — 123 — Libro Vili. (3) Libri Commemoriali — 124 — Libro Vili. 94