277 MDXX, OTTOBRE. 278 piazeri di cazn, slato solum a San Zerman per visitar la Raina e la madre, poi parli. Lui Orator andò a San Zerman a parlar con la madre, e comunicharli le letere di la Signoria nostra, e volendo parlar a la Raina per invitarla a Venetia, disse non si sentiva; la qual disse il Re averli ditto il tulio etc. Poi disse aver da suo fratello duca di Savoja, come madama Margarite, fo sua cognata, averli scrito e persuaso vadi dal Calholico re a farli riverentia; il qual non à voluto andarvi, et lei li ha scrilo mandi il fratello Conte di Zenevre. Etiam lui non l’à mandato dicendo non voler far si non quanto vorà il re Christia-nissimo. Tamen ha inteso, dito Conte è andato. Poi disse aver di Spagna la Raina esser Irata, et quelle terre hanno fatto exercito Ira a cavallo et piedi di le persone 28 milia, e voleno la Raina domina. Scrive, è zonto lì uuo orator dii duca di Savoja chiamalo monsignor di Castelforte, per le noze ne la fia dii re di Portogallo. Scrive, è stà retenuti do cittadini di Tornai, quali haveano case vicine a le mure, per le qual fevano busi et mine el volevano luor dentro un capitano borgognon. E stà torturati ; non hanno contesalo, ma è stà trova le cave et mine eie. Quello seguirà, aviserà. Dii dito, di 24. Come, hessendo venuto il Re a San Zerman, andò da Sua Maestà. Scrive coloquii auli insieme, e li disse zerctia questi moli è in Spagna. Poi esso Orator nostro li disse aver di l’Ora(or nostro apresso la Cesarea Maestà, quella aversi do-lesto che li partiti sporti a la Signoria nostra è stà eomunichadi a questa Maeslà. Disse il Re : « Non poi esser; loro se lo pensano, e per astuzia i habino non romperano l’amicilia et lianza è tra Soa Maeslà e la Signoria nostra, e non vadagnarano cossa alcuna. Ha inteso il bayli de Can, orator dii re di Anglia, è venuto a desuader questa Maeslà a non venir in Italia per adesso; et quanto al forlifichar di Ardes, disse non farà altro. Quel loco fo donalo a monsignor di Saliglion, ni per questo si melerà inimieilia tra quel Serenissimo re di Anglia el lo. » Scrive, la legatione a via el Cardinal di Boesì di Franza.com-pieda, mandò al Papa a persuader la prolungasse; è venuto li brevi, ma par siano con certe condition che non piace a ditto Boesì. Item, è venuto nova-di Roma, la crealion dii Cardinal episcopo di Tolosa, eh’ è zerman di la Raina, fìol di una sorella di suo padre, con il qual esso Orator farà bon officio. Scrive, domino Philiberto orator di la Cesarea Maestà, par sia a Paris indisposto. Poi con grandissima credenza, andati quelli non have per avanti la credenza a darsi in nota a li Capi dii Consejo di X e luor giuramento, tra li qual Io andai per esser novo in Pregadi, fo leto per Zuan Batista Ramusio una lelera porlata eri in Colegio per l’orator dii re Cristianissimo, scrive monsignor di Lulrech, data a Cereto a dì 29 Septembre, per la qual scrive al Principe nostro, come voria lo illustrissimo signor Thodaro Triulzi governador nostro, è a Verona e allri capitani praliei in cosse di guerra et proscipuc domino Andrea Grili venis-seno a Milano per consultar con lui quello si babbi a far volendo il re di Romani venir in Italia, perchè si trala il ben di la Christianissima Maestà e di la Signoria nostra collegali insieme et la conservatone di ambi dui stati in Italia; con allre parole, ma questa è la substantia, che si mandi il Griti a Milan. Fu poi posto, per li Savii dii Consejo e di Terra ferma, una letera a l’Orator nostro in Franza, con avisarlo quanto ne ha scrilo lo illustrissimo Lulrech di mandar a Milan il Governator nostro e sier Andrea Griti procurator per consultar etc., el se li manda la copia di la letera ; e parendone questa cossa di grandissima importantia a far questa mo-tion, che non saria altro che principio di guerra e prepararsi a quella, per tanto ne ha parso mandar la copia di la lelera predila de lì, et parli con la Cristianissima Maeslà, dicendoli l’opinion nostra di so-praslar a far tal molion; ma sempre clic l’abadesse-semo per esser di un voler con la soa Cristianissima Maeslà; tamen si remetemo al voler di quella. Con altre parole di questa substantia, et come conflne-mo assai col re di Romani, e ne par non è tempo di far quesli moli che saria chiamarlo in Italia. Parlò prima sier Antonio Grimani procurator, 175 Savio dii Consejo, per la sua opinion de bon vechio. Li rispose sier Luca Trun savio dii Cònsejo, et fo longo. Poi sier Alvise Mocenigo el cavalier, Consier, qual intrò in opinion dii Grimani. Li rispose sier Francesco Bragadin savio dii Consejo. Fo leto una letera di 26 Avosto, scrive V Orator nostro in Franza. Come monsignor l’Armirajo li disse, dove erano monsignor San Marzeo et Viliaroy di questo, e che ’l Re ge lo diria, tamen fin hora nulla li ha ditto, et leto la risposta fala con il Senato a dì 13 Septembre, come zonto sia a Milan monsignor di Lutrech faremo etc. di la qual letera non è risposta. Andò le parte. Una non sincera, 2 di no, 43 dii Mo-zenigo e Grimani, 114 di altri Savii, et questa fu presa con gran credenza. Fu posto, per tutti, una letera in risposta a monsignor di Lutrech, come havemo scrito a l’orator