Per attuare questo programma egli fu obbligato ad imporre nuove contribuzioni ai suoi sudditi che sempre più si irritarono contro di lui. Sotto gli auspici di Filippo 111° Re di Francia egli concluse anche un trattato colla Repubblica di Venezia (1281) allo scopo di riconquistare Costantinopoli. Questo trattato (1) stabiliva che il Doge in persona avrebbe avuto il comando dell’impresa come Enrico Dandolo per la quarta Crociata, che Venezia avrebbe armata 40 galere e che l’An-gioino avrebbe fornito 8 mila cavalieri ed un adeguato numero di fanti. La spedizione avrebbe dovuto essere concentrata a Brindisi nell’aprile 1282 per muovere di là verso l’Oriente. Anche la Repubblica di Genova fu invitata a partecipare alla Lega, ina essa rifiutò (2) e favorì invece le trattative che si stavano svolgendo per costituire una lega anti-angioina. Mentre questi preparativi si facevano dalle due parti, Ruggero di Lauria, venne destinato dal Re d’Aragona a provvedere all’allestimento dell’armata catalana ed a sistemare a difesa le coste del Regno di Valenza. (3) Carlo d’Angiò nella primavera del 1282 era riuscito ad aver pronte 22 galere ed 8 taride a Brindisi sotto il comando di Gerardo di Marsiglia. A Messina era stato allestito un'altro centinaio di unità in parte siciliane ed in parte napoletane, un altro reparto si trovava nei porti di Provenza ed infine altre galere erano pronte in Arcipelago, fomite per sei mesi dai feudatari francesi e veneziani. Questa armata avrebbe dovuto muovere con quella di Venezia contro Costantinopoli. Ma tra i vari equipaggi non esisteva alcun affiatamento e mancava il desiderio di combattere. Come ritiene il Manfroni (4) la guerra progettata contro l’imperatore di Bisanzio non era vista di buon occhio dai Siciliani nè dai Pugliesi che temevano potesse danneggiare il loro fiorente traffico col Levante. Re Pietro invece era riuscito a costituire un’annata di numero assai inferiore e l’aveva affidata in un primo tempo a Corrado Lancia e poi a Ramon Marchete. Non potendo disporre di equipaggi in misura adeguata, egli fece mettere al banco delle galere tutti i banditi desiderosi di arruolarsi dando ad essi la possibilità di scontare così la loro pena. In tal modo egli ottenne equipaggi composti di gente che non aveva nulla da perdere e che non si doveva pagare. Questa gente con siderava la guerra come il solo mezzo per ottenere l’oblio del passato e per far denari colle prede (5), Essa era spregiudicata, corraggiosa e non conosceva difficoltà se condotta da un capo autoritario e capace di farsi stimare. Come è noto la popolazione della Sicilia irritata contro i sistemi di oppressione e vessazione di Carlo d’Angiò organizzò quella famosa rivol- (1) C. Manfroni — Opera citata. (2) C. Imperiale — Storia di una aristocrazia italiana ecc. — pag. 230. (3) Visalli — Opera citata — Pag. 439 — Nota 2. (4) C. Manfroni — Opera citata — pag. 73. (5) C. Manfroni — Opera citata — pag. 79. 36