Marinara presso la Capitale che il Tesoriere del Principe ci indica coi nomi di Enneacossia e Caloveyro. Essendo trascorsi 11 mesi dalla partenza da Venezia, Amedeo pensò di prepararsi al ritorno. Prima però egli cercò in ogni modo di indurre l'imperatore a mantenere la promessa fatta al Pontefice di abiurare l’ortodossia, ma il Paleologo si limitò ad ordinare che Paolo Patriarca Cattolico di Costantinopoli con altri diginitari della Corte Imperiale prendesse imbarco sull’armata Sabauda per recarsi come ambasciatore straordinario dal Pontefice onde ringraziarlo degli aiuti ricevuti ed informarlo nello stesso tempo che 1 anno seguente egli in persona s‘ sarebbe prostrato ai suoi piedi per compiere l’abiura. (1) Il 4 Giugno 1367 Tarmata del Conte Verde lasciò il Bosforo dirigendosi a Gallipoli per riprendere a bordo le truppe ivi rimaste di presidio e consegnare la città ad un Legato delPImperatore, al quale generosamente Amedeo aveva deciso di ceder la città senza compenso alcuno. Da Gallipoli l’armata proseguì per Negroponte dove alcune galere fecero rotta alla volta di Cipro per portarvi una parte delle milizie su richiesta di Pietro di Lusignano. Colle galere veneziane il Conte proseguì per Venezia toccando Corone, Modone, Chiarenza, Corfù, Durazzo, Ragusa, Zara, Pola e Rovigno. Dopo un felice viaggio l’armata giunse a Venezia il 31 luglio e vi fu ricevuta coi più grandi onori e le più liete accoglienze. Ivi si trovò Filippo di Savoia Principe di Acaia recatosi a Venezia per propiziarsi l’animo del Conte.. Amedeo si fermò a Venezia fino all’8 Settembre, assentandosi solamente per pochi giorni allo scopo di recarsi a Treviso onde acquistare alcuni cavalli per il viaggio che doveva compiere per raggiungere il Pontefice da poco giunto in Italia. Durante il soggiorno a Venezia il Conte provvide a congedare le milizie ed a liquidare le spese per il noleggio delle galere. Da Venezia unitamente all’Ambasceria del Paleologo, Amedeo si diresse verso Roma fermandosi a Padova, a Ferrara, a Pavia, a Piacenza, a Lucca ed a Pisa. Giunto a Siena (2) ebbe grande dimostrazione di affetto ed il Capitano del Popolo della città volle accompagnare il Conte con una scorta d’onore fino a Viterbo dove egli finalmente trovò Urbano V°. Amedeo presentò al Papa FAmbasciata imperiale, gli riferì il risultato della spedizione compiuta e subito dopo lasciò Viterbo per far ritorno nei suoi Stati, dove la sua presenza era vivamente desiderata per la intricata situazione creatasi in Italia in causa delle rinnovate mire ambiziose dei fratelli Bernabò e Galeazzo Visconti. (1) L’Imperatore si recò effettivamente in Italia nel 1369 per fare la promessa abitura, ma il suo viaggio non portò a nessuna conclusione. A Venezia egli venne arrestato per debiti. Invitato il figlio Andronico Reggente a Costanti, nopoli ad inviare il denaro necessario, egli nulla fece e fu solo l’altro figlio Manuele, Governatore di Salonicco, che si recò a Venezia colla somma necessaria per ottenere la liberazione del padre. (2) Carlo Nava — Amedeo VI di Savoia nei documenti dell’Arch. di Siena -—. Siena 1893. 90