« per poter dopo breve respiro restituir ime stesso all’esercizio dei pro-« pri benché dolorosi talenti e per spenderli più fruttuosamente in « servir a Vostra Serenità. Merita compatimento il mio stato, tanto più « che libero dalle indisposizioni che mi opprimono, ho ambito li in-« contri d’attuale servizio e sarò per conservare in me stesso anco per « l’avvenire l’ambitione medesima, perchè qualche pausa ai travagli « me ne porga il modo, come spero». Questo dispaccio giunse a Venezia dopo che l’eroe era già morto impavido vicino allo stendardo della sua galera. Considerando le condizioni fìsiche in cui Lazzaro era in quel momento non possiamo che restare ancor più ammirati del suo costante spirito aggressivo degno assolutamente di epopea. Giacomo Nani(l), in alcune riflessioni morali sulla vita di Carlo Zeno, Vettor Pisani e Lazzaro Mocenigo scrive che «tale domanda (cioè quella di lasciare il comando) fu ricevuta con indignazione a Venezia dove «si declamò che questo era il frutto di aver premiato un cittadino « così all’ingrosso. Che dopo di averlo tanto onorato egli voleva ridursi « a Venezia in quiete. Furono perciò rigettate con stomacose maniere le « dimande del Mocenigo, il quale per la negativa ricevuta si ridusse « alla disperazione, non potendo egli più servire perchè ridotto cada-« vere, nè riposarsi perchè gli fu negato il ritorno». Non comprendiamo a che cosa debbasi attribuire questo giudizio del Nani, non risultando in nessuna relazione del Mocenigo da noi consultata che prima del 21 Giugno egli avesse mai fatto cenno al Senato dei suoi disturbi, nè mai chiesto d’esser richiamato a Venezia. Infatti nulla su questo argomento si trova nelle numerose relazioni che egli spedì al Senato dopo il suo arrivo in Arcipelago, le quali dimostrano tutte come egli fosse animato dalla più fiera volontà di debellare l’Armata nemica e di «guadagnare (alla sua Patria) anco a « costo della propria vita quella pace, che dalle viscere della guerra « deve essere sradicata».(2) Nella relazione al Senato scritta il 5 Maggio egli così concludeva : (3) « Si degni la Serenità Vostra di contribuire a così prospere aper-« ture gli atti delle più vigorose assistenze maggiori di quanto s’hab-« biano potuto per l’adietro unire, poiché il mio cuore indefesso nel « servire, infervorato negli incontri et incessante nei desideri non trala-« scierà opportunità che vagli a solevare la Patria et a felicitar nell’a-« dempimento d’un ottimo servitio la mia sorte». Altre unità allestite a Venezia raggiunsero nel Giugno l’Armata a Scio, e mentre il Capitano Generale pensava di tentare la conquista dell’isola, un messaggio speditogli da Sebastiano Molin, da Costantinopoli, lo informava degli imponenti preparativi degli Ottomanni con lo scopo di riconquistare Tenedo e Lemno,. Il Molin confermava inol- (1) Giacomo Nani — Manoscritti — Voi. VI — CM 141 — Biblioteca Museo Civico Padova. (2) Relazione al Senato del 16 Aprile 1657. (3) R. Archivio di Stato Venezia —Cap. Generali da Mar — Filza Nr. 17. 171