Prima di rientrare in Sicilia si fermò nei porti veneziani di Mo-done e Corone dove si incontrò con Marin Sanudo Torsello. Il Sanudo ebbe occasione d’intrattenersi con lui e riferisce avergli (1) egli dichiarato che le depredazioni fatte furono conseguenza del rifiuto dell’imperatore Andronico di continuare a corrispondere al Re d’Aragona il concorso finanziario che l’imperatore Michele suo padre aveva formalmente promesso a Re Pietro. A smentire questa dichiarazione del Lauria sta però il fatto che Malvasia era feudo degli Angioini e che il Lauria vi catturò perfino l’Arcivescovo per la liberazione del quale pretese una somma esorbitante. Le divergenze tra il Re d’Aragona e quello di Sicilia, specialmente nei riguardi della condotta da seguire verso la Santa Sede e gli Angioini, si erano sempre più accentuate. Per il Lauria si rese necessario quindi scegliere quale dei due Sovrani avrebbe dovuto servire. Egli si decise per l’Aragonese perchè gli era più affezionato e perchè gli promise maggiori onori. A questa decisione contribuì la convinzione che la sorte del Regno di Sicilia non desse troppi affidamenti di durata e che quindi il suo vantaggio personale sarebbe stato più sicuro mettendosi al servizio del Re d’Aragona. Come compenso alla sua decisione egli ricevette dal Pontefice l’investitura feudale delle isole delle Gerbe e di Cherchene e da Re Giacomo il grado di Supremo Ammiraglio di Catalogna unitamente a molti altri onori e privilegi di ogni specie. Per farsi un’idea dell’alta influenza e del grado di potenza raggiunto dal Lauria in quel momento, l’Amari (2) ci fa sapere ch’egli possedeva in Sicilia i feudi di Aci, Castiglione, Francavilla, Novare, Linguaglossa, Tremestieri, S. Pietro di Patti, Ficaria e Tortorici, ed in Ispagna quelli di Cocentavna, Alcoy, Ceta, Calis, Altea, Navarres, Puy de Santa Maria, Balsegue e Castronovo. La carica di Ammiraglio gli era stata concessa a vita insieme alla sovraintendenza delle costruzioni del naviglio militare ed alla direzione del maneggio del denaro occorrente per gli stipendi dell’armata. Egli aveva inoltre il diritto di concedere la patente ai corsari e la giurisdizione civile e penale sugli equipaggi dell’armata. La decisione presa dal Lauria di schierarsi a fianco del Re d’Ara-gona fu l’azione più criticata dagli storici italiani dell’Ottocento, che, permeati del sentimento romantico di allora, non riuscirono a comprendere come un italiano abbia potuto abbandonare alla sua sorte la Sicilia quando essa aveva maggior bisogno di aiuti per impedire il ritorno della dominazione angioina. Certamente a ciò lo consigliò la sconfinata ambizione e la ingorda sete di ricchezze e di onori radicata nel suo animo più che l’affetto verso Re Giacomo. (1) M. Sanudo Torsello — Nella Historia del Regno di Romania — pag. 139, scrive: «Et ho udito da Miser Roero Doloria ¡stesso che egli quando andò per « correre a danneggiare il Paese dell’imperatore perchè il detto Imperatore aveva « promesso dar al Re d’Aragona ogni anno 60 mila iperperi insino a guerra finita. (2) M. Amari — La guerra del Vesplro — pag. 93, voi. II. Nota. 50