L’Imperatore per guadagnare tempo non diede risposta alle formali richieste presentategli dal Giustinian che, attenendosi agli ordini ricevuti dal Senato, penetrò con tutta la sua armata nel Como d’Oro senza incontrare resistenza di sorta. Egli potè così devastare, saccheggiare e dare alle fiamme quanto gli capitò sotto mano non escluse le proprietà dei mercanti genovesi di Galata. Mentre l’armata regolare metteva a sacco il Corno d’Oro le unità corsare unitesi alla flotta del Giustinian si recarono nelle isole dei Principi dove misero a sacco le ricche ville della Corte imperiale e presero schiavi molti abitanti. Solo allora Andronico, vista impossibile ogni resistenza, si decise a stipulare un trattato col Capitano Generale veneziano concedendo alla Repubblica una tregua di dieci anni. Questo avveniva proprio mentre si firmava la pace a Caltabellotta. Era quindi logico che il Paleologo dovesse ritenere che la spedizione del Giustinian preludiasse la conclusione dell’alleanza vagheggiata da Filippo il Bello per ristabilire i latini sul trono di Bisanzio. Per questa ragione Andronico si adoperò in tutti i modi onde trovare chi lo aiutasse a far fronte a questa eventualità. Egli si rivolse prima di tutto alla Repubblica di Genova, la più interessata a mantenere in piedi quel trono vacillante, ma le condizioni interne della città, straziata dalle lotte tra fazioni, non le permisero di assumere la difesa dei Bizantini. Il Regno di Aragona era ormai in pace col Valois e quindi non avrebbe potuto dare nessun concorso, mentre d’altra parte era logico ritenere che il Pontefice, il Re di Cipro e gli Ordini dei Cavalieri avrebbero visto di buon grado ritornare un Principe Cattolico sul trono di Costantinopoli. L’unica organizzazione importante dal punto di vista militare e navale che avrebbe potuto essere di valido aiuto era la «Compagnia Catalana» rimasta in quel momento inoperosa in seguito alla pace avvenuta tra il Re di Sicilia, il Valois ed il Re d’Aragona. La fama delle gesta compiute dalla Compagnia e dall’ex Templaro che ne era Capo, era giunta ad Andronico assieme ai racconti che esaltavano le azioni del Di Fiore riconosciuto come uomo di grande ardire, senza scrupoli ed abilissimo nell’arte della guerra. Andronico iniziò subito trattative con l’ex Templaro per assumerlo al suo servizio. Dobbiamo tener presente altresì che in quel momento l’impero dei Paleologhi era minacciato anche dagli Osmani avanzatisi fin sulla costa dell’Asia Minore e sulle rive del Marmara, minacciando di passare in Europa. Essi erano anche riusciti a far navigare numerosi legni corsari coi quali rendevano pericolosa per tutti la navigazione nei Dardanelli e nelle stesse vicinanze di Costantinopoli. Su queste navi corsare come abbiamo sicura conferma dagli scritti di Marin Sanudo Torsello e di altri storici dell’epoca, erano imbarcati molti greci dell’Egeo ed anche Genovesi e Veneziani «gettati per avidità di lucro dalla parte dei «Turchi servivano a bordo dei legni piratici come nocchieri e come 63