14 tanza (1), s’ accordarono di dover muovere su Rimini ove la guardia pontificia era in minor numero che nelle altre città, sperando poi di essere da queste assecondati. Anche una diecina di generosi Sammarinesi (2) si unì ai seguaci di Pietro Renzi per aiutare la sommossa, che ebbe felice principio ed esito infelicissimo. Le città limitrofe non si mossero perchè oppresse da numeroso nerbo di mercenari del papa, che ben presto piombarono pure su Rimini. E questi infelici, sebbene chiedenti cose giustissime esposte in un mite manifesto che ricordava ciò che le potenze europee nel memorandum del ’31 avevano chiesto (3), ed in cui si conchiudeva preghiamo e supplichiamo i principi a non volerci trascinare alla necessità di addimostrare, che quando un popolo è abbandonato da tutti, e ridotto agli stremi, sa trovare salute nel disperare salute, furono giudicati facinorosi ed anarchici, e cacciati su per l’Appennino come belve. Di nuovo quegli sfortunati ma prodi batterono la via deU’ esiglio, di nuovo lasciarono le madri, le mogli, i figli per amore della libertà, di nuovo ripassarono per la piccola Repubblica dove non poterono a lungo dimorare, causa la vicinanza del governo pontificio. E di qui in Toscana, e dalla Toscana, causa l’autocrazia austriaca, si dovettero imbarcare perla Francia e per l’Inghilterra. Atto Yannucci, che si trovava presente in Livorno a questo imbarco, ne’ suoi Martiri italiani descrive la mestizia e il dolore di tutti i presenti alla partenza, i quali dicevano parole che non (1) D' Azeglio, ed. cit., pag. 63. (2) Elenco dei Volontari Sammarinesi per l’indipendenza Italiana, stampato in San Marino dai tipi Angeli nel 1888, gruppo 1°. (3) Bertolini, Storia del Risorg ItalCap. V. § 4°.