34 saio con la militare assisa e la croce di Cristo con la spada (1). Ma sono ben pocbi questi denigratori che non sanno apprezzare 1’ eroismo di te, vero sacerdote di Cristo e cittadino d’ Italia in un tempo, e che non credono che a’ tuoi giorni l’Italia aveva più bisogno di patriotti che di monaci. Dopo la dipartita del Garibaldi vi furono altri momenti terribili per San Marino. I Garibaldini rimasti domandavano con insistenza del loro duce, e minacciavano di rinforzarsi entro le mura del Titano per far testa all’ incalzante nemico (2). Accontentati costoro con dei passaporti ed un papetto a testa pel viaggio, ecco giungere da Verucchio lettere di lagnanza da parte del De Ilahne il quale, per esplorare più da vicino le mosse del nemico, con quasi 3000 uomini come accennammo, da Rimini era venuto appropinquandosi al territorio della Repubblica. In dette lettere si diceva che la neutralità della Repubblica era compromessa, perchè il Governo di quella non aveva avvisato a tempo della fuga di Garibaldi e quindi dava sospetto di un accordo, e che l’inclita Reggenza dovesse ben presto spedire a Verucchio il segretario Giambattista Bonelli per dare precise informazioni sulla via presa da Garibaldi, sul numero della sua scorta, sulla quantità dei passaporti somministrati da San Marino ed infine sulle armi depositate (3). L’ esperto segretario incontanente si recò a Verucchio, ma ebbe a superare non lievi difficoltà per ridurre a più mite consiglio 1’ avido generale austriaco, che alla fine persuaso della buona fede dei Sammarinesi si sentì costretto a lasciar libero il passo ai profu- (1) Le Bande cit., pag. 16. (2) Testimoni oculari. (3) Doc. X.