13 profosso di Forlì (1), senza rivelare neppure un nome dei suoi compagni cospiratori. E quando nel 1845 - 46 la detestabile legazione delle Romagne presieduta dal famigerato colonnello Freddi, si faceva sentire per le sue enormi ribalderie, i Sammarinesi poterono ospitare quella turba disgraziata d’ esuli seguaci di Pietro Renzi (2), e furono assai felici di poter seco loro condividere le amare pene di coloro, che avendo offerto in olocausto alla patria le domestiche gioie ed essendosi volontariamente spogliati dei tesori del tetto natio, insieme con la vita li gettavano sulle bilancie ove stavano in bilico le sorti loro e della futura redenzione nazionale. E fu appunto in quel tempo che Ignazio Ribotti Nizzardo, il Costa romagnolo, i fratelli Serpieri, Ciro Santi, il Lettimi e molti altri patrioti riminesi fondevano nel nostro Borgo Maggiore le munizioni per 1’ incalzante insurrezione (3). E tutta questa radunata di gente composta di molti Riminesi e di fuggiaschi romagnoli scampati dalle persecuzioni della Sacra Consulta, come ben dice il D’Azeglio ne’ suoi Ultimi casi di Romagna (4), si sarebbe a San Marino di molto ingrossata se 1’ oculato governo teocratico, non avesse minacciato di mettere a repentaglio la titanica libertà. Fu allora che quei prodi e generosi, ma troppo fidenti in se stessi, piuttosto che fuggire nella vicina Toscana nutrendo speranza che da una prova coll’armi sortisse qualche effetto d’impor- (1) Docc. I e II in Appendice. (2) M. Fattori, Ricordi Storici, cap. XLV. Arch. Gov. di San Marino, Busta 166, Reggenza, Carteggi ecc. (3) Oltre i documenti d’Archivio, si conservano gli stampi nel Museo Governativo (riparto cimeli del Risorgimento Italiano). (4) Vedi la nuova ediz. in Scritti e discorsi politici, per Marcus de Rubris, 1, Firenze, 1931, pag. 62.