dalle armi Austriache, se si pensi che dodici mila nemici circuivano il breve territorio sammarinese ? III. E Garibaldi caduto in mano degli Austriaci avrebbe avuta salva la vita ? Qui basta ricordare la feroce brama degli Austriaci di fucilare i patriotti italiani. Qui non fanno d’uopo argomentazioni, bastano gli esempi. Ugo Bassi e Giovanni Livraghi commilitoni di Garibaldi, sorpresi in Coinacchio dai gendarmi Austriaci, sono tradotti in Bologna ed ivi 1’ 8 agosto 1849, anniversario della famosa cacciata degli Austriaci dalla città, sono moschettati. Ciceruacchio, Don Ramormo e compagni, avanzi anch’essi della gloriosa legione Garibaldina, accalappiati dal nemico sul confine veneto del Polesine, videro scavare per ordine del Generale austriaco Rokawina nove fosse, quanti erano i prigionieri, sulle quali furono moschettati. Povero Ciceruacchio ! esclama Garibaldi (1), il vero tipo dell’onesto popolano ! Lì con da- « Società vostra. Io ricordo con affetto e gratitudine l’accoglienza « a me fatta dai buoni e forti Sammarinesi. « Io sono per la vita Vostro G. Garibaldi ». Una terza lettera ebbe a scrivere il Garibaldi a San Marino nel 1869 al caffettiere Lorenzo Simoncini presso cui prese alloggio nel 1849. Il Simoncini scrisse al Garibaldi pregandolo di voler accettare il collare di Ugo Bassi dimenticato, come dicemmo, in detta casa. Il Garibaldi rispondeva : « Caprera 12 Gennaio 1869. « Caro Simoncini, « Grazie per il gentile vostro ricordo. Accetto 1’ augurio di vedervi a Roma e lì riceverò il colletto dell’ illustre martire. Vostro G. Garibaldi *. Il Giovane Titano Anno II, N. I. (1) Memorie autobiografiche, ed. cit, pag. 251.