426 Wilson si contraddice [14.rv.j9] dell’Adriatico troveranno tutela nei diritti delle minoranze garantiti dalla Società delle Nazioni. È curioso che il proemio del memorandum sia in perfetto contrasto con la situazione che Wilson vuol fare a Fiume. Se egli ha proclamato che le popolazioni già appartenenti alPAustria-Ungheria debbano poter liberamente decidere dei loro destini, come mai può negare tale libertà a Fiume? Siamo tutti sorpresi di questa incongruenza e speriamo di distruggerla. In nessun caso il diritto di auto-decisione proclamato da Wilson può trovare migliore applicazione che nel caso di Fiume. Dopo la lettura del memorandum lo si discute a lungo, e spesso inutilmente, ma siamo tutti d’accordo nel respingerlo. Nel pomeriggio Orlando si è recato nuovamente da Wilson, e questa volta non più solo, ma col deputato di Fiume, delegato dal Consiglio Nazionale di Fiume alla conferenza della pace, on. Andrea Ossoinack. Questo Ossoinack, piccoletto, grassoccio, è un uomo pieno di fede e di energia. È un italiano al duecento per cento, nonostante il nome slavo. Egli venne a farmi visita a Roma, subito dopo l’armistizio, ed è venuto poi spesso, anche recentemente, a discorrere con me. Ossoinack apparteneva al Parlamento ungherese come deputato di Fiume prima e durante la guerra; ed il 18 ottobre scorso, quando ancora la guerra non era decisa, ebbe il fegato di dichiararvi, in un celebre discorso, che la città di Fiume non è mai stata croata, ma al contrario è sempre stata italiana, e che deve rimanere italiana in avvenire. Aggiungeva che Fiume era stata nei secoli considerata come corpus separatum; che tale si riteneva ancora, e che come corpus separatum reclamava il diritto di auto-decisione, e si riservava di esercitarlo pienamente. Infatti nel 1868 la dieta di Croazia riconobbe Fiume come corpus separatum, cosi come era stato definito da una legge ungherese dello stesso anno (separatum sacri regni coronae