676 La firma del trattato [28.v1.19] In mezzo alla sala, su di un tavolo in perfetto stile Luigi XIV, sta il volume originale del trattato, rilegato preziosamente; dalle sue ultime pagine pendono i nastri coi sigilli dei firmatari. La sala si è rapidamente riempita di circa duemila persone; vi regna grande e rumorosa animazione. Alle 15,10 si fa un silenzio solenne. I delegati tedeschi, Hermann Müller e dott. Bell, seguiti da tre segretari, fanno il loro ingresso, gravi, tragici. Siedono al tavolo dei delegati in fondo, a sinistra. Clemenceau si alza e dichiara aperta la seduta, poi legge: « L’accordo è fatto fra le Potenze alleate ed associate e il Governo tedesco. Le firme stanno per essere scambiate. Esse costituiscono un impegno irrevocabile di eseguire lealmente e fedelmente nella loro integrità tutte le condizioni del trattato. In queste condizioni ho l’onore d’invitare i signori delegati del Governo e Impero tedesco a venire ad apporre le loro firme ». Si deve firmare nell’ordine alfabetico francese dei nomi delle Nazioni rappresentate : dopo la Germania le cinque grandi Potenze alleate e associate: Amérique, Empire bri-tannique, France, Italie, Japon; poi le minori: Belgique, Bolivie, Brésil, Chine, Cuba, Equateur, Grèce, Guatemala, Haiti, Hedjaz, Honduras, Libéria, Nicaragua, Panama, Pérou, Pologne, Portugal, Roumanie, Royaume Serbe-Croate-Slovène, Siam, Tchéco-Slovaquie, Uruguay. Cosi firmano per primi con una gran penna d’oro Müller e Bell. Sono pallidissimi, si dominano a stento. Poi Wilson, insolitamente teatrale, col gesto del vincitore; poi i delegati americani; poi Lloyd George ed i suoi; poi Clemenceau ed i francesi; poi Sonnino, Imperiali ed io; poi Saiongi, Makino e gli altri tre giapponesi; poi Hymans e Vandervelde e tutti i rappresentanti delle 22 Nazioni minori. I cinesi hanno rifiutato di firmare, non riconoscendo l’assegnazione dello Sciantung al Giappone. Quando la sfilata dei firmatari sta per finire, rombano i