— 29 - falde alpine, mentre che rimane più costante verso il mezzo della grande area in esame. Ad ogni modo risulta chiaro che nella potente coltre quaternaria della pianura cuneese esiste una specie di grandiosa zona o falda acquea, potente ed abbondante, che talora si eleva anche sino al suolo (come nei cosidetti Sognassi di Centallo), impedendo spesso il cantinaggio. Tale grandiosa falda acquea complessiva, quantunque già un po’ abbassata nel suo livello piezometrico, in causa delle tante emungizioni praticatevi in questi ultimi decenni, scende lentamente verso Nord, ma sotto la pianura torinese meridionale incontra il prolungamento pliocenico della Collina torinese, che termina apparentemente a Moncalieri ma deve continuarsi verso S. 0„ come ho già delineato in una speciale Nota sopra « Il Pliocene marino attorno ai Colli torinesi » (1930). Tale specie di sbarramento pliocenico è costituito in gran parte di sabbie giallastre in alto, grigiastre in basso, piuttosto fini e quindi poco acquifere, come ha mostrato anche ultimamente il pozzo di 60 metri trivellato dalla Ditta Massarenti a Tetti Oche presso Sca-ienghe con esito negativo, almeno per lo scopo di irrigazÌ0ne pel quale era stato eseguito. Sarebbe assai importante, non solo dal lato scientifico, ma anche da quello pratico, di eseguire, con criterio, una serie di trivellazioni onde rilevare l’andamento di questa specie di depressa anticlinal© pliocenica sotterranea che sbarra a Nord il grandioso, diciamo così, lago sotterraneo cuneese. E’ forse in parte ad una profonda filtrazione verso l'Est che possono attribuirsi le ricche e preziose falde sotterranee dell'alto Astigiano (Canale, S. Damiano, Villafranca d’Asti, ecc.), ed il loro notevole artesianismo. Come probabilmente sembrano attribuibili al rallentamento delle grandiose masse acquee scendenti dalla vasta cerchia alpina cuneese, sia il deposito di fini sabbie argillose che spesso costituisce parte della coltre quaternaria della pianura in questione, sia i depositi sabbiosi, talora foggiati a collinette duniformi, come 1 famosi sabbioni di Troffarello, Cambiano, ecc. A Carmagnola la Ditta Massarenti, nel 1927, trivellò un pozzo che, attraversata la solita serie alluvionale, incontrò, tra —35 e — 40 metri, fra sabbie ghiaiose, una falda d’acqua saliente a — 15 metri, con portata di 35 litri al 1” col pompaggio.