8o6 Documenti (n. 57) supporre che non sia neppure l’idea dell’Italia. Noteremo qui un paragrafo su tale oggetto, al quale il rappresentante italiano ha dato la sua adesione: ’’Nessuno Stato sarà compensato da un aumento di territorio per prolungare gli orrori della guerra; e le Potenze alleate ed associate non saranno portate a modificare le decisioni prese nell’interesse della pace e della giustizia, mediante un uso senza scrupoli dì metodi militari”. È superfluo dire che noi non abbiamo fatto questo esposto delle nostre difficoltà comuni per altro motivo che quello di contribuire a risolverle. Il trattato di Londra, la dichiarazione anglo-francese del novembre 1918, i 14 punti di Wilson, tutti si applicano alla situazione, tutti devono, in vie diverse, essere considerati quando l’Italia discute coi suoi alleati ed associati gli aspetti del regolamento finale che la concernono più da vicino; ma non possono essere considerati come contratti suscettibili soltanto di una stretta interpretazione legale. L’Italia stessa non li ha mai trattati cosi; e se gli associati vi si sforzano, un regolamento amichevole non pare al di sopra della volontà degli uomini. Poiché, come è stato indicato, essi sono stati redatti a diverse epoche, in un mondo che era in rapido cambiamento, e sotto la pressione di motivi molto differenti. Essi non potevano essere e non sono stati sotto tutti gli aspetti coerenti. Essi sono in parte perenti o in via di diventarlo e non possono essere eseguiti nella loro integrità. In tali condizioni, ciò che pare necessario è un nuovo esame dell’assieme della situazione. Le quattro grandi Potenze occidentali, l’America, la Francia, la Gran Bretagna e l’Italia, considerino assieme, con uno spirito nuovo e con una perfetta franchezza, quale soluzione possa essere trovata che sia compatibile ad un tempo con gli interessi materiali dell’Italia, con le sue costanti aspirazioni e coi diritti e le suscettibilità dei suoi vicini. Le difficoltà verso una tale soluzione sono grandi, ma non sono insormontabili. Noi stimiamo tuttavia di essere obbligati ad aggiungere che è perfettamente inutile, a nostro avviso, di discutere condizioni di pace a Parigi, come amici ed associati, se uno di noi persegue altrove un’azione indipendente ed anche antagonistica.